Nell’Africa del 1820, un’unità militare del regno di Dahomey si prepara a combattere contro le truppe di invasione dell’impero di Oyo, il cui scopo è ridurre in schiavitù la popolazione autoctona.
“The Woman King” è un film non privo di difetti ma caratterizzato anche da importanti pregi. Si presenta come un action movie di stampo abbastanza classico: si inizia dalla classica introduzione dell’eroe (eroina in questo caso) di turno, passando per l’allenamento del secondo atto per poi arrivare al climax finale.
I difetti sono chiari e sono ciò che purtroppo più si nota durante la visione: la pellicola è molto incerta nella sua identità, non si capisce se intende funzionare come un semplicissimo film d’azione oppure esplorare tematiche più profonde come la schiavitù e il colonialismo. Da ciò deriva quindi la superficialità delle Agojie, le quali da sanguinose e brutali combattenti diventano delle semplici guerriere che urlano discorsi motivazionali e aforismi di guerra. La componente storica del film si riassume nella sola ambientazione, non risultando quindi così impattante in termini narrativi, invalidando in buona parte i presupposti dell’opera.
Ma la pellicola ha anche dei pregi, uno su tutti è la realizzazione tecnica: la regia, la fotografia il montaggio sono perfettamente coerenti con ciò che viene mostrato a schermo; le scene d’azione, adrenaliniche e concitate, assumono un ruolo fondamentale in termini di intrattenimento. Menzione d’onore anche per Viola Davis, che riesce ancora una volta ad interpretare una donna forte ma allo stesso tempo incerta e tormentata, con una delicatezza proprio solo di chi davvero sa stare davanti alla macchina da presa.
Tommaso Malguzzi
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