Quando Gemma diventa improvvisamente la tutrice della nipote Cady, di 8 anni, è insicura e impreparata a diventare genitore. Sottoposta a forti pressioni sul lavoro, decide di abbinare il suo prototipo M3GAN con Cady nel tentativo di risolvere entrambi i problemi: una decisione che avrà conseguenze inaspettate.
Mi sono recato in sala fermamente convinto di assistere all’ennesimo prodotto horror di intrattenimento tipico degli ultimi anni; immaginate la mia sorpresa quando, una volta terminato il film, mi sono detto “beh dai, alla fine…”. Chiariamo, si parla sempre e comunque di un film che sfiora a malapena la sufficienza, ma considerando quelle che erano le mie aspettative devo dire che mi sono sentito positivamente intrattenuto. Il film di fatto è una robetta, ma una robetta che funziona e che, al netto di una regia che definire mediocre sarebbe un eufemismo, alcune soluzioni narrative per mandare avanti la storia tirate per i capelli e un utilizzo abbastanza sterile della violenza messa in gioco, regala allo spettatore un genuino divertimento, creando anche la giusta dose di tensione laddove il racconto lo richiede. Poteva essere la copia sbiadita di Chucky e di Annabelle e invece, anche qui, sono stato preso in contropiede perché M3gan risulta essere un carattere dotato di una propria indipendenza, per quanto sempre derivativa e che agisce all’interno di una narrazione capace di imbastire anche alcune critiche ragguardevoli e che francamente non pensavo di trovare, quali la mancanza di empatia nei confronti dei propri figli, l’assoluta noncuranza con cui questi vengono lasciati in balia della tecnologia, eclissando l’importanza dei rapporti sociali e di come l’innovazione tecnologica stessa venga a sua volta contaminata da tutto ciò che di negativo l’essere umano è sempre pronto a mettere in mostra, creando un corto circuito continuo e deleterio.
Jackie Soprano
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