Durante la vacanza presso uno chalet isolato nel bosco, una famiglia viene presa in ostaggio da quattro sconosciuti che chiedono loro di prendere una decisione ai limiti dell’impensabile.
M. Night Shyamalan si rimette in gioco trasponendo il bestseller americano di Paul Tremblay “La casa alla fine del mondo” e portando sul grande schermo un racconto biblico in chiave moderna. La pellicola riflette il pensiero che lo stesso Shyamalan ha su ciò che sta accadendo oggigiorno nel mondo, toccando i concetti di fede, credenza, dubbio e sospetto. Una grande storia d’amore – così definita dallo stesso regista – che pone fin da subito, sia ai protagonisti che allo spettatore, una quesito esistenziale: “Preferiresti salvare la tua famiglia o l’intera umanità?”.
Tutto ciò che accade ai protagonisti è fondato o sono solo finiti in balia di quattro pazzoidi e della loro perversione? Su questo solido presupposto si svolge l’intera narrazione, in grado di catturare lo spettatore senza particolari cali di tensione.
Sicuramente una grande prova di regia per Shyamalan, che abbracciando il genere dell’home invasion confeziona uno dei suoi migliori lavori post “The Visit”. La pellicola è scorrevole, i tre atti funzionano molto bene e in generale è in grado d’infondere nello spettatore, attraverso l’uso di numerosi primi piani, un certo turbamento, fattore che con tutta probabilità ne rappresenta il maggior pregio.
Se da una parte la nuova fatica di Shyamalan risulta ben scritta e confezionata, dall’altra rimane comunque un umile prodotto di passaggio destinato a dividere l’opinione del pubblico, del resto come tutte le opere firmate dal regista.
Nota di merito va all’interpretazione di Dave Bautista, gigante innocente con un’enorme responsabilità.. o forse no?
Fabio Catalano
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