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Ferrari – Michael Mann

Michael Mann torna dietro la macchina da presa e firma un biopic (il terzo della sua filmografia) attesissimo che risulta riuscito più nelle intenzioni che nella pratica, probabilmente perché vincolato ad una concezione e materializzazione del genere ormai largamente abusata. Era il 2015 quando in sala usciva “Balckhat”, thriller action poco fortunato ma decisamente più valido di tante produzioni dello stesso tipo; sicuramente più valido di come fu accolto all’epoca dalla critica specializzata. Mann scompare dalle scene fino ad agosto 2022, quando annuncia l’inizio della produzione di “Ferrari”, progetto fortemente voluto sin dal periodo subito successivo al flop dell’ultimo film. E allora eccoci qui a parlare di quello che per molti è già uno dei migliori film del festival, capace di estasiare il pubblico attraverso la forza delle immagini Manniane – che si, a tratti lasciano a bocca aperta – e alla ferrea volontà di imbastire una narrazione riflessiva, introspettiva, ecclesiale e dalle fortissime connotazioni funeree.

Posto che, come detto, è innegabile che la pellicola abbia diversi aspetti comuni a tanti biopic dell’ultima decade americana; aspetti che ormai appartengono più allo stesso stilema di genere che all’effettiva corrispondenza col reale (il carattere risoluto e schivo del protagonista; le contorte e/o tossiche dinamiche familiari; l’anima dannata e torbida dei comprimari; le frasi ad effetto dal sapore preconfezionato; la morte improvvisa; la funzionalissima chiusura agrodolce), è impossibile negare che nella forma “Ferrari” sia un film decisamente più riconoscibile ed ispirato della media (tutte le sequenze inerenti alla Mille miglia valgono l’intera produzione).

Non intendo certo sostenere che l’ultima fatica di Mann risulti un fallimento su tutta la linea, piuttosto credo sia importante analizzare la modalità attraverso la quale la storia di Enzo Ferrari è stata trasposta. Se “Insider” era un’opera radicale determinata a denunciare un certo tipo di sistema capitalista e avvolta in una costruzione thriller sostanzialmente perfetta seppur a tratti derivativa, e “Alì” voleva rievocare un’epoca controversa attuando una messa in scena viscerale, cruda e soprattutto ispiratissima nel riprodurre una forte e vivida aderenza ai fatti reali; “Ferrari” ha più la pretesa di sorprendere attraverso il dramma di un uomo dalla personalità tanto complessa quanto iconica adottando una narrazione lenta e tenebrosa che, almeno per il sottoscritto, funziona solo nel momento in cui si sveste di questi stessi presupposti per concentrarsi sulla (evanescente) dinamicità della corsa. Il tutto drasticamente limitato dalla necessità di costruire un film al passo coi tempi.

“Ferrari” è una volpe costretta sul dorso d’una tartaruga: potenzialmente velocissimo ma condannato alla claudicanza.

Federico Cenni

Michael Mann torna dietro la macchina da presa e firma un biopic (il terzo della sua filmografia) attesissimo che risulta riuscito più nelle intenzioni che nella pratica, probabilmente perché vincolato ad una concezione e materializzazione del genere ormai largamente abusata. Era il 2015 quando in sala usciva “Balckhat”, thriller action poco fortunato ma decisamente più valido di tante produzioni dello stesso tipo; sicuramente più valido di come fu accolto all’epoca dalla critica specializzata. Mann scompare dalle scene fino ad agosto 2022, quando annuncia l’inizio della produzione di “Ferrari”, progetto fortemente voluto sin dal periodo subito successivo al flop dell’ultimo film. E allora eccoci qui a parlare di quello che per molti è già uno dei migliori film del festival, capace di estasiare il pubblico attraverso la forza delle immagini Manniane – che si, a tratti lasciano a bocca aperta – e alla ferrea volontà di imbastire una narrazione riflessiva, introspettiva, ecclesiale e dalle fortissime connotazioni funeree.

Posto che, come detto, è innegabile che la pellicola abbia diversi aspetti comuni a tanti biopic dell’ultima decade americana; aspetti che ormai appartengono più allo stesso stilema di genere che all’effettiva corrispondenza col reale (il carattere risoluto e schivo del protagonista; le contorte e/o tossiche dinamiche familiari; l’anima dannata e torbida dei comprimari; le frasi ad effetto dal sapore preconfezionato; la morte improvvisa; la funzionalissima chiusura agrodolce), è impossibile negare che nella forma “Ferrari” sia un film decisamente più riconoscibile ed ispirato della media (tutte le sequenze inerenti alla Mille miglia valgono l’intera produzione).

Non intendo certo sostenere che l’ultima fatica di Mann risulti un fallimento su tutta la linea, piuttosto credo sia importante analizzare la modalità attraverso la quale la storia di Enzo Ferrari è stata trasposta. Se “Insider” era un’opera radicale determinata a denunciare un certo tipo di sistema capitalista e avvolta in una costruzione thriller sostanzialmente perfetta seppur a tratti derivativa, e “Alì” voleva rievocare un’epoca controversa attuando una messa in scena viscerale, cruda e soprattutto ispiratissima nel riprodurre una forte e vivida aderenza ai fatti reali; “Ferrari” ha più la pretesa di sorprendere attraverso il dramma di un uomo dalla personalità tanto complessa quanto iconica adottando una narrazione lenta e tenebrosa che, almeno per il sottoscritto, funziona solo nel momento in cui si sveste di questi stessi presupposti per concentrarsi sulla (evanescente) dinamicità della corsa. Il tutto drasticamente limitato dalla necessità di costruire un film al passo coi tempi.

“Ferrari” è una volpe costretta sul dorso d’una tartaruga: potenzialmente velocissimo ma condannato alla claudicanza.

Federico Cenni


Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.

Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.


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