L’esordio alla regia di Céline Song è una pellicola intrisa di nostalgia e di una maturità impressionante, sia dal punto di vista della messa in scena, sia per quanto riguarda la sceneggiatura. Quella che potrebbe sembrare come una delle tante storie d’amore, riesce a distaccarsi dai classici stilemi (prendendoli in giro anche nel film stesso) fino ad arrivare ad una disamina totale sul senso dell’amore, colpendo non al cuore, ma alla mente. La regista si focalizza su alcuni punti specifici della vita dei nostri protagonisti, scegliendo di mettere in risalto determinati particolari che troveranno un senso nello scorrere della visione: partendo dal passato, fino ad arrivare al presente, la storia segue il rapporto di Nora con il suo amico di infanzia che è costetto a lasciare perché la propria famiglia sceglie di emigrare. Lo spettatore viene quindi catapultato in dei momenti essenziali per la crescita dei personaggi, costituiti da addii, promesse e speranze. Il punto forte però, che accompagna l’intera pellicola, è il fatto che i temi trattati vengano gestiti con molta maturità ed eleganza: i personaggi non si lasciano tentare da futili gelosie o scenate, ma rimangono costantemente coscienti e coesi alla realtà, mettendo in risalto la capacità razionale nell’affrontare le diverse situazioni. Il comporto tecnico funge alla scrittura per lasciare i giusti spazi e per incorniciare i giusti momenti che impreziosiscono l’intero lungometraggio, con un’ottima fotografia e dei piani sequenza che stregano l’attenzione dello spettatore. “Past Lives” oltre ad essere un ottimo esordio alla regia è un nuovo modo di intendere le relazioni personali, un modo poetico e maturo per trattare l’amore, da sempre schiavi di pellicole con sempre i soliti stilemi.
Gianmatteo Diprima







