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Berlinguer-La grande ambizione – Andrea Segre

La 19esima festa del cinema di Roma quest’anno si apre con Berlinguer – una grande ambizione, docu-film sull’omonimo presidente del PC, diretto da Andrea Segre. L’odissea del compromesso storico è stata ampiamente rappresentata nel cinema nostrano da vari autori, primo su tutti Bellocchio. Il regista quindi decide di mostrarci una prospettiva nuova al panorama cinematografico, l’ascesa del Partito comunista italiano. Attraverso una buona messa in scena mista a filmati documentaristici dell’epoca, il regista ci catapulta nel fervore rivoluzionario italiano degli anni settanta, dominati da un clima di speranza e paura, di senso di collettività e violenza. Ed è in questo panorama che sorge la figura di Enrico Berlinguer, rappresentato come leader delle masse e abile stratega politico, scisso tra famiglia e dovere. La pellicola, però, non è esente da difetti. Difatti se da un lato storico – documentaristico il film centra in pieno l’obiettivo, dal lato empatico, invece, lascia molto a desiderare. Il sottotesto familiare risulta molto forzato, sia a livello di scrittura che di interpretazioni, con interazioni tra personaggi alle volte banali e superflue e il montaggio, soprattutto nella prima parte, forse causato dalla verbosità delle scene, tende a rallentare troppo il ritmo. Nota di merito va invece al lavoro fatto da Elio Germano, che, seppur non aiutato da una sceneggiatura, ahimè, imperfetta, ci dona un Berlinguer credibilissimo con un’interpretazione da manuale.

Marco Panichella

La 19esima festa del cinema di Roma quest’anno si apre con Berlinguer – una grande ambizione, docu-film sull’omonimo presidente del PC, diretto da Andrea Segre. L’odissea del compromesso storico è stata ampiamente rappresentata nel cinema nostrano da vari autori, primo su tutti Bellocchio. Il regista quindi decide di mostrarci una prospettiva nuova al panorama cinematografico, l’ascesa del Partito comunista italiano. Attraverso una buona messa in scena mista a filmati documentaristici dell’epoca, il regista ci catapulta nel fervore rivoluzionario italiano degli anni settanta, dominati da un clima di speranza e paura, di senso di collettività e violenza. Ed è in questo panorama che sorge la figura di Enrico Berlinguer, rappresentato come leader delle masse e abile stratega politico, scisso tra famiglia e dovere. La pellicola, però, non è esente da difetti. Difatti se da un lato storico – documentaristico il film centra in pieno l’obiettivo, dal lato empatico, invece, lascia molto a desiderare. Il sottotesto familiare risulta molto forzato, sia a livello di scrittura che di interpretazioni, con interazioni tra personaggi alle volte banali e superflue e il montaggio, soprattutto nella prima parte, forse causato dalla verbosità delle scene, tende a rallentare troppo il ritmo. Nota di merito va invece al lavoro fatto da Elio Germano, che, seppur non aiutato da una sceneggiatura, ahimè, imperfetta, ci dona un Berlinguer credibilissimo con un’interpretazione da manuale.

Marco Panichella


La mente che lavora dietro le quinte del progetto. Appassionato fin da piccolo di fantascienza, il cinema, per me, non ha confini: non mi pongo limiti quando si tratta di storie, generi e visioni diverse. Credo che ogni film abbia il potere di trasportarci altrove, di farci riflettere e di farci emozionare. Sempre pronto a discutere e dibattere in maniera costruttiva.

La mente che lavora dietro le quinte del progetto. Appassionato fin da piccolo di fantascienza, il cinema, per me, non ha confini: non mi pongo limiti quando si tratta di storie, generi e visioni diverse. Credo che ogni film abbia il potere di trasportarci altrove, di farci riflettere e di farci emozionare. Sempre pronto a discutere e dibattere in maniera costruttiva.


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