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Libre – Melanie Laurent

Melanie Laurent presenta a Roma il suo Libre, heist movie basato sulla storia riadattata di Bruno Sulak, abilissimo rapinatore celebre negli anni Ottanta, che assieme alla sua banda è riuscito con successo ad attuare dozzine di furti e a evadere diverse volte di prigione.

In primo luogo, ciò che colpisce, è la scelta di caratterizzare il protagonista come un abilissimo ladro che rifiuta la violenza. È un ladro che non ruba per bisogno, ma per vivere il brivido di infrangere le regole.

Al netto di una trama abbastanza lineare, la regista pone il focus sul rapporto di amore-odio tra il rapinatore e il detective che indaga su di lui. Attraverso ciò, infatti, il film ragiona sul concetto di libertà: il protagonista, anche quando in trappola, ha sempre più scelta e possibilità del detective. Quest’ultimo realizza così che in realtà ha bisogno di Bruno per dare un senso alla sua vita e alla sua carriera. Il tutto coronato da una storia d’amore che, seppur semplice, riesce comunque a far empatizzare lo spettatore.

La pellicola convince grazie a un montaggio funzionale e a delle musiche incalzanti. Non si può dire purtroppo la stessa cosa della regia, che a mio avviso è troppo manieristica: la macchina da presa gira veramente troppo. In fin dei conti, però, il film può dirsi riuscito, strappando ogni tanto anche qualche risata al pubblico.

Marco Panichella

Melanie Laurent presenta a Roma il suo Libre, heist movie basato sulla storia riadattata di Bruno Sulak, abilissimo rapinatore celebre negli anni Ottanta, che assieme alla sua banda è riuscito con successo ad attuare dozzine di furti e a evadere diverse volte di prigione.

In primo luogo, ciò che colpisce, è la scelta di caratterizzare il protagonista come un abilissimo ladro che rifiuta la violenza. È un ladro che non ruba per bisogno, ma per vivere il brivido di infrangere le regole.

Al netto di una trama abbastanza lineare, la regista pone il focus sul rapporto di amore-odio tra il rapinatore e il detective che indaga su di lui. Attraverso ciò, infatti, il film ragiona sul concetto di libertà: il protagonista, anche quando in trappola, ha sempre più scelta e possibilità del detective. Quest’ultimo realizza così che in realtà ha bisogno di Bruno per dare un senso alla sua vita e alla sua carriera. Il tutto coronato da una storia d’amore che, seppur semplice, riesce comunque a far empatizzare lo spettatore.

La pellicola convince grazie a un montaggio funzionale e a delle musiche incalzanti. Non si può dire purtroppo la stessa cosa della regia, che a mio avviso è troppo manieristica: la macchina da presa gira veramente troppo. In fin dei conti, però, il film può dirsi riuscito, strappando ogni tanto anche qualche risata al pubblico.

Marco Panichella


La mente che lavora dietro le quinte del progetto. Appassionato fin da piccolo di fantascienza, il cinema, per me, non ha confini: non mi pongo limiti quando si tratta di storie, generi e visioni diverse. Credo che ogni film abbia il potere di trasportarci altrove, di farci riflettere e di farci emozionare. Sempre pronto a discutere e dibattere in maniera costruttiva.

La mente che lavora dietro le quinte del progetto. Appassionato fin da piccolo di fantascienza, il cinema, per me, non ha confini: non mi pongo limiti quando si tratta di storie, generi e visioni diverse. Credo che ogni film abbia il potere di trasportarci altrove, di farci riflettere e di farci emozionare. Sempre pronto a discutere e dibattere in maniera costruttiva.


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