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Longlegs – Oz Perkins

Definito in America come uno degli horror più terrificanti dell’anno, Longlegs debutta in Italia alla festa del cinema di Roma. Ci troviamo di fronte ad un’appena reclutata agente dell’FBI, di nome Lee Harker, che indaga su una serie di omicidi-suicidi avvenuti nell’Oregon negli anni 90’. In tutti i casi, il padre uccide la moglie e la figlia, suicidandosi subito dopo, senza alcun apparente motivo; inoltre, su ogni scena del crimine viene lasciata una lettera cifrata, firmata “Longlegs”.

Il film inizia come un thriller psicologico alla Fincher, scandito da una regia statica e simmetrica, con pochi e dosatissimi movimenti di macchina. con lo scorrere della pellicola confluisce parallelamente al psicothriller, il tema del paranormale, introducendo il personaggio di Longlegs, interpretato da un’irriconoscibile Nicholas Cage, che ci restiuisce, grazie alla sua peculiare estetica e il suo modo di provocare inquietudine nello spettatore, un personaggio già iconico. Un plauso va però a Malika Monroe, che attraverso l’impostazione “freak” del suo personaggio, mette in scena una relazione quasi simbiotica con il serial killer, rendendo così il personaggio smarrito e inquieto di Lee Harker l’unico capace di risolvere il mistero che si cela dietro tutti gli omicidi.

È però nella seconda parte che il film si trasforma in horror puro, con risvolti narrativi satanici e paranormali, riuscendo a rendere realistico e plausibile, il soprannaturale. Il film riesce, quindi, anche attraverso gli incubi della protagonista, a disegnare una sottilissima linea tra realtà e immaginazione, regalandoci uno dei migliori horror di quest’annata cinematografica.

Marco Panichella

Definito in America come uno degli horror più terrificanti dell’anno, Longlegs debutta in Italia alla festa del cinema di Roma. Ci troviamo di fronte ad un’appena reclutata agente dell’FBI, di nome Lee Harker, che indaga su una serie di omicidi-suicidi avvenuti nell’Oregon negli anni 90’. In tutti i casi, il padre uccide la moglie e la figlia, suicidandosi subito dopo, senza alcun apparente motivo; inoltre, su ogni scena del crimine viene lasciata una lettera cifrata, firmata “Longlegs”.

Il film inizia come un thriller psicologico alla Fincher, scandito da una regia statica e simmetrica, con pochi e dosatissimi movimenti di macchina. con lo scorrere della pellicola confluisce parallelamente al psicothriller, il tema del paranormale, introducendo il personaggio di Longlegs, interpretato da un’irriconoscibile Nicholas Cage, che ci restiuisce, grazie alla sua peculiare estetica e il suo modo di provocare inquietudine nello spettatore, un personaggio già iconico. Un plauso va però a Malika Monroe, che attraverso l’impostazione “freak” del suo personaggio, mette in scena una relazione quasi simbiotica con il serial killer, rendendo così il personaggio smarrito e inquieto di Lee Harker l’unico capace di risolvere il mistero che si cela dietro tutti gli omicidi.

È però nella seconda parte che il film si trasforma in horror puro, con risvolti narrativi satanici e paranormali, riuscendo a rendere realistico e plausibile, il soprannaturale. Il film riesce, quindi, anche attraverso gli incubi della protagonista, a disegnare una sottilissima linea tra realtà e immaginazione, regalandoci uno dei migliori horror di quest’annata cinematografica.

Marco Panichella


La mente che lavora dietro le quinte del progetto. Appassionato fin da piccolo di fantascienza, il cinema, per me, non ha confini: non mi pongo limiti quando si tratta di storie, generi e visioni diverse. Credo che ogni film abbia il potere di trasportarci altrove, di farci riflettere e di farci emozionare. Sempre pronto a discutere e dibattere in maniera costruttiva.

La mente che lavora dietro le quinte del progetto. Appassionato fin da piccolo di fantascienza, il cinema, per me, non ha confini: non mi pongo limiti quando si tratta di storie, generi e visioni diverse. Credo che ogni film abbia il potere di trasportarci altrove, di farci riflettere e di farci emozionare. Sempre pronto a discutere e dibattere in maniera costruttiva.


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