Quante volte vi è capitato leggendo un fumetto, a qualunque casa editrice esso appartenga, di immergervi nella lettura al punto da dare vita a quelle immagini? Quante volte vi è capitato leggendo un fumetto di vedere quelle pagine sfogliate prendere forma nella vostra testa al punto da ritenerle parte della vostra sessa realtà?
È ciò che ha provato a fare James Gunn con il suo Superman, primo tassello – se escludiamo Creature Commandos – del novello universo DC, che ha l’arduo compito di riaccogliere gli appassionati tra le proprie braccia dopo la parentesi deludente iniziata con Zack Snyder nel lontano 2013 proprio con un progetto dedicato all’azzurrone. James Gunn, in un epoca in cui i cinecomic sono inflazionati all’inverosimile e sembrano aver integrato all’interno del loro status produttivo la precisa volontà di prendersi estremamente sul serio, fa un brusco dietro front rendendo carne umana quelle immagini di carta disegnate all’interno di un albo. Superman è un film scanzonato, solare, coloratissimo; un film che è perfettamente cosciente di essere la controparte audiovisiva di un progetto editoriale nato col preciso intento di intrattenere e far sognare i più piccoli, e lo fa senza mai vergognarsi.
Superman è una giostra roboante, è uno spettacolo ludico che adempie al proprio dovere rappresentando a pieno titolo tutto ciò che un gran film di intrattenimento dovrebbe possedere per poter essere definito tale. Come già ci aveva abituato coi progetti dedicati ai Guardiani Della Galassia e non solo, anche questa volta James Gunn si dimostra estremamente abile nel saper coniugare un divertimento sfrenato, sopra le righe, a tratti persino demenziale, ad una componente sostanziale di fondo ben più consapevole e matura che diventa territorio fertile per fare breccia nel cuore dello spettatore e perché no, imbastire delle riflessioni politiche in grado di delineare un discorso estremamente calzante che crea inquietanti parallelismi con la nostra realtà attuale (i riferimenti al conflitto tra Israele e Palestina si sprecano in più di un occasione).
Per la prima volta da quando è stato trasposto sul grande schermo, Superman non diventa soltanto un simbolo di speranza in un mondo cinico e disfunzionale, ma diventa invece un mezzo per parlare di genitorialità (questione già accarezzata dallo stesso Gunn in Guardiani Della Galassia Vol.2) di xenofobia (Luthor è deciso ad eliminare il kryptoniano proprio in virtù della razza che rappresenta) e di gentilezza, intesa come l’unico deterrente in grado di contrastare una società eticamente e moralmente ridotta alla deriva.
Superman lavora su binari diretti e semplicistici, certo, ma questo non rappresenta in alcun modo un elemento nocivo ai fini della sua esecuzione, anzi, il progetto di Gunn, salvo qualche sporadico elemento, tenta in tutti i modi di rendersi necessariamente didascalico, abbracciando una gamma di emozioni e di intenti, se vogliamo utopostici, manichei, ma che rendono pressoché limpido e perentorio ciò a cui il cineasta statunitense auspica fin dalle prime battute: un mondo all’interno del quale pace, altruismo e bontà d’animo possano rappresentare in maniera imprescindibile le fondamenta su cui costruire un futuro più solido e rigolgioso.
Ed è qui che si compie appieno tutto il discorso teorico che sta alla base del personaggio; Superman non è più un alieno tra gli umani, ma un essere umano in tutte le sue sfaccettature, come ci tiene a precisare il personaggio stesso in un confronto finale con Lex Luthor, un superuomo che ha abbracciato la propria fallibilità, la propria debolezza (non è un caso che mai come in questa rilettura lo abbiamo visto così in difficoltà) rendendole i suoi più grandi punti di forza all’interno di una società sempre più vittima dei propri sbagli, in netta contrapposizione con la lettura cupa, cristologica e pessimista portata in scena da Snyder anni prima (e mi concedo il lusso di un piccolo parere personale per dire: e menomale).
Bisogna scendere a compromessi con sé stessi e con l’opera prima di approcciarsi alla visione. Se avete amato l’operato del regista in questione non avrete il benché minimo problema nel confrontarvi con un lungometraggio che abbraccia del tutto la poetica ormai sempre più riconoscibile e delineata intrapresa da Gunn nel corso degli anni, al contrario vi ritroverete di fronte a qualcosa che difficilmente vi farà cambiare idea; prendere o lasciare.
Era importante iniziare bene – a proposito, se ancora vi manca Creature Commandos recuperatela quanto prima perché vale la visione in tutto e per tutto – prendere le distanze non solo da quanto rappresentato dall’ormai defunto DCEU, ma anche dal percorso produttivo intrapreso dalla Marvel 17 anni fa, e questo prologo in medias res, piaccia o meno, rappresenta non soltanto una novità per quel che concerne il mondo degli universi condivisi, ma anche uno starting point stimolante in vista di progetti futuri, con la speranza (dato che parliamo di Superman) che il film in questione non rappresenti soltanto la scintilla di un professionista riconosciuto nel settore, ma la base qualitativa, narrativa e imprenditoriale di un processo creativo in grado di mantenere alta l’asticella in quello che è un panorama estremamente saturo e alla disperata ricerca di nuova linfa vitale.
È un film perfetto? Assolutamente no; il fatto di venire direttamente catapultati all’interno di uno status quo già inoltrato potrebbe non incontrare il favore di tanti spettatori abituati a tutt’altra impostazione, alcune gag e alcuni sprazi di totale follia potrebbero andare contro il gusto comune, così come potrebbe lasciar perplesso più di qualcuno ritrovarsi di fronte ad un universo già così pulsante e colmo di personaggi, tutti elementi comprensibilmente criticabili ma che per quanto mi riguarda, non intaccano minimamente quello che è un prodotto cinematografico realizzato con cuore, intelligenza e profonda professionalità e che concentra la propria forza, esattamente come il personaggio, proprio all’interno delle proprie contraddizioni.
Il Superman di James Gunn è quel fumetto che prende vita, è quell’albo letto casualmente senza partire dal primo numero, è l’immaginazione del bambino che sta in ognuno di noi che diventa concreta e tastabile, è un monito di speranza in un mondo disperato, è il prodotto artistico e poetico di un cineasta che diverte e si diverte regalando al pubblico l’ennesimo esempio di autorialità applicata al cinema nazional popolare, talmente fresca, talmente sentita, talmente semplice da diventare punk.
Grazie Superman. Grazie James.







