Marcel è un’adorabile conchiglia alta poco più di due centimetri, con un grande occhio e scarpe da ginnastica. Vive un’esistenza allegra con la nonna Connie e il loro animale domestico, Alan. Un tempo facevano parte di un’affollata comunità di molluschi; ora, sono gli unici sopravvissuti a una misteriosa tragedia.
Film della Pixar e allo stesso tempo film quasi esistenzialista, questo è “Marcel the Shell with shoes on”, mockumentary di Dean Fleischer-Camp che segue le gesta di una piccola conchiglia alla ricerca della sua comunità. Capace di travolgere grazie anche al suo genuino infantilismo, dovuto in parte all’impianto narrativo del finto documentario gestito con assoluta cognizione di causa, Marcel trasmette fin dal principio un profondo senso di tenerezza che permea tutti i novanta minuti. Il protagonista riflette infatti sulla vita in modo leggero e spensierato, senza mai arrabbiarsi o senza mai mostrarsi rancoroso, proprio come fa un bambino. Marcel viene ripreso da Fleischer-Camp (che quindi diviene personaggio) non come un essere da documentare ma come un bambino che ha un’incredibile abilità retorica, tanto contagiosa quanto stancante (vedi le svariate domande che pone al regista in un montage nei primi 10 minuti del film). Inoltre il regista è abile nel mostrare tematiche anche più adulte, come l’inutilità di alcune azioni compiute dall’essere umano (sempre visti sotto l’occhietto di Marcel) o, addirittura, la vacuità insita nel concetto stesso d’esistenza: qui era semplice sfociare nel dramma ma Fleischer-Camp è bravissimo a costruire una struttura narrativa molto solida, concentrata più sulle sfumature comiche ed innocenti che su quelle tipiche del dramma. Sarebbe tutto perfetto se non fosse per il finale, arco narrativo che si scollega completamente dal resto della narrazione leggera e divertente, trasformandosi in qualcosa di più serio e sentimentale, che non è un male, ma nell’economia generale della pellicola stona non poco. Ottima prova registica anche tecnicamente, stop motion molto gradevole e doppiaggio dei personaggi che dire perfetto è dire poco.
Tommaso Malguzzi
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