Dopo essersi messo contro La gran tavola, il leggendario sicario John Wick intraprende una guerra personale contro tutti al fine ultimo di ottenere la libertà una volta per tutte.
Un grandissimo film di una grandissima saga, che qui abbraccia la sua conclusione (?) in maniera eccellente. Avevo apprezzato il terzo capitolo con molte riserve, per via dell’eccessivo minutaggio e per la presenza, a volte ingombrante e non sempre ben gestita, dei numerosi combattimenti, ragion per cui avevo un’enorme paura nell’approcciarmi a questo sequel, considerando che vanta la duata di 170 minuti. Ecco, sono lieto nel constatare che il minutaggio non solo non mi abbia minimamente pesato, ma addirittura ne avrei voluto di più; Stahelski porta la saga ad un livello superiore svolgendo un lavoro encomiabile sotto molteplici punti di vista: la regia, l’impatto estetico, le coreografie, la fotografia, l’espansione dell’universo, tutti elementi amalgamati in modo ineccepibile all’interno di quello che non solo si propone come un grande film action, ma come un epopea memorabile, settando uno standard con cui da qui in avanti, molti prodotti dovranno confrontarsi. Si sprecano le citazioni a Leone, a Walter Hill, a Miike, inserite sempre con arguzia e mai in maniera caricaturale in quella che si è rivelata essere una delle esperienze in sala migliori degli ultimi anni. Straordinario Reeves, che porta in scena il personaggio di John Wick splendidamente e straordinari anche i comprimari, tra cui spicca in particolare il Caine di Donnie Yendi cui aspetto lo spin-off a braccia aperte. Coreografie di livello ciclopico, in particolare tre, che sono certo entreranno a gamba tesa nell’immaginario collettivo del genere di riferimento.
Jackie Soprano
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