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Inside Out 2 – Kelsey Mann

A nove anni dall’uscita del primo capitolo, arriva nelle sale “Inside Out 2”, questa volta diretto da Kelsey Mann, al suo debutto alla regia.

Riley ha compiuto 13 anni ed insieme alla sua nuova vita da adolescente, dovrà destreggiarsi con delle nuove emozioni che si andranno ad aggiungere alla precedenti già conosciute. Ansia, Imbarazzo, Invidia ed Ennui (Noia) tenteranno non solo di convivere pacificamente nella mente della nostra protagonista, ma cercheranno addirittura di ritagliarsi un ruolo più che centrale nell’economia della storia.

Si riparte da dove ci eravamo lasciati: plancia di comando ampliata ed una sirena di allarme con la scritta “pubertà” pronta a suonare. Ed è proprio con l’arrivo di questa fase che la storia si sviluppa. Con l’aumentare degli anni, le classiche emozioni vengono contaminate o addirittura sostituite da sentimenti ben più difficili e articolati. Il senso di inadeguatezza, il voler apparire ciò che non siamo semplicemente per essere accettati e quindi non ritrovarsi soli ad affrontare i propri “demoni”, il cambiamento che non si è più in grado di controllare sono solo alcuni degli argomenti sollecitati dal nuovo film di casa Pixar. Cambiando l’età della protagonista, cambia anche il target di riferimento: non sono più i bambini ad essere interessati, ma gli adolescenti che si ritrovano a muovere i primi passi in un mondo che seppur sempre uguale, nasconde una sequela di insidie e sfide che spesso non hanno l’esito sperato.

“Inside Out 2” descrive perfettamente il processo di sviluppo personale, con trovate peculiari e gag esilaranti che sono impossibili da non notare. Colpisce l’attenzione con cui determinate emozioni interagiscono fra di loro, le linee di dialogo sono ben congegnate e costruite, si denota una particolare ricercatezza a livello psicologico, frutto di un grandissimo lavoro di ricerca da parte della sceneggiatrice. Il reparto tecnico non è certamente avanguardistico, ma è congeniale alla scrittura: non servono grossi virtuosismi o colori sgargianti, perché non è quello il focus su cui il film si concentra.

“Inside Out 2” è un flusso di idee e trovate geniali al fine di costruire minuziosamente un periodo anagrafico difficile, che riesce però ad essere funzionale e mai banale.

Gianmatteo Diprima

A nove anni dall’uscita del primo capitolo, arriva nelle sale “Inside Out 2”, questa volta diretto da Kelsey Mann, al suo debutto alla regia.

Riley ha compiuto 13 anni ed insieme alla sua nuova vita da adolescente, dovrà destreggiarsi con delle nuove emozioni che si andranno ad aggiungere alla precedenti già conosciute. Ansia, Imbarazzo, Invidia ed Ennui (Noia) tenteranno non solo di convivere pacificamente nella mente della nostra protagonista, ma cercheranno addirittura di ritagliarsi un ruolo più che centrale nell’economia della storia.

Si riparte da dove ci eravamo lasciati: plancia di comando ampliata ed una sirena di allarme con la scritta “pubertà” pronta a suonare. Ed è proprio con l’arrivo di questa fase che la storia si sviluppa. Con l’aumentare degli anni, le classiche emozioni vengono contaminate o addirittura sostituite da sentimenti ben più difficili e articolati. Il senso di inadeguatezza, il voler apparire ciò che non siamo semplicemente per essere accettati e quindi non ritrovarsi soli ad affrontare i propri “demoni”, il cambiamento che non si è più in grado di controllare sono solo alcuni degli argomenti sollecitati dal nuovo film di casa Pixar. Cambiando l’età della protagonista, cambia anche il target di riferimento: non sono più i bambini ad essere interessati, ma gli adolescenti che si ritrovano a muovere i primi passi in un mondo che seppur sempre uguale, nasconde una sequela di insidie e sfide che spesso non hanno l’esito sperato.

“Inside Out 2” descrive perfettamente il processo di sviluppo personale, con trovate peculiari e gag esilaranti che sono impossibili da non notare. Colpisce l’attenzione con cui determinate emozioni interagiscono fra di loro, le linee di dialogo sono ben congegnate e costruite, si denota una particolare ricercatezza a livello psicologico, frutto di un grandissimo lavoro di ricerca da parte della sceneggiatrice. Il reparto tecnico non è certamente avanguardistico, ma è congeniale alla scrittura: non servono grossi virtuosismi o colori sgargianti, perché non è quello il focus su cui il film si concentra.

“Inside Out 2” è un flusso di idee e trovate geniali al fine di costruire minuziosamente un periodo anagrafico difficile, che riesce però ad essere funzionale e mai banale.

Gianmatteo Diprima


Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.

Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.


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