Blog



Flow – Gints Zilbalodis

Presentato alla settantasettesima edizione del Festival di Cannes, arriva anche in Italia il secondo lungometraggio d’animazione del regista lettone Gints Zilbalodis.

Dopo aver riscosso un enorme successo internazionale, tra critici e appassionati, la nuova pellicola racconta la storia di un gatto immerso in un contesto quasi distopico, alternativo, con paesaggi naturali ed elementi artificiali senza un preciso collocamento storico. Tra palazzi diroccati e verde incontaminato, il protagonista dovrà destreggiarsi con un pericolo imminente: una gigantesca esondazione che ricopre tutto l’emisfero terrestre. Con l’aiuto di alcuni rocamboleschi compagni e uno spiccato istinto di sopravvivenza, il nostro amico felino sarà costretto ad affrontare un viaggio verso l’ignoto, cercando di tener cara la pelle.

Con questo incipit intrigante, il regista dipinge sullo schermo una favola meravigliosa, composta da colori sgargianti, sequenze oniriche e momenti concitati, creando una sinfonia da cui è impossibile rimanere indifferenti. La tecnica è sopraffina ed elegante, composta da animazioni sì ridotte all’essenziale, ma potenti e ben distinguibili dalla moltitudine di pellicole dello stesso genere. Come le animazioni, anche gli altri aspetti tecnici sono degni di nota: i colori, ben dosati e vividi, riescono a mescolarsi con la già sopracitata animazione, creando shot ricchi e pregni di vivacità; la fotografia è perfettamente bilanciata e dosata in ogni inquadratura; il sonoro, composto dal regista stesso, accompagna lo spettatore, senza mai forzarlo a raggiungere determinati stati emotivi.

In generale, per tutta la durata del film, si ha un perfetto equilibrio tra ciò che lo spettatore vede e ciò che riesce a immaginare, concetto rafforzato dall’ottima impronta che l’autore conferisce al film.

Flow, come riporta anche lo stesso titolo, è un flusso: di idee, di emozioni, di sensazioni, che trasporta chi guarda a una continua stimolazione audio-visiva, un film muto nei dialoghi ma intriso di significato: a volte esplicito, a volte solo accennato.

Gianmatteo Diprima

Presentato alla settantasettesima edizione del Festival di Cannes, arriva anche in Italia il secondo lungometraggio d’animazione del regista lettone Gints Zilbalodis.

Dopo aver riscosso un enorme successo internazionale, tra critici e appassionati, la nuova pellicola racconta la storia di un gatto immerso in un contesto quasi distopico, alternativo, con paesaggi naturali ed elementi artificiali senza un preciso collocamento storico. Tra palazzi diroccati e verde incontaminato, il protagonista dovrà destreggiarsi con un pericolo imminente: una gigantesca esondazione che ricopre tutto l’emisfero terrestre. Con l’aiuto di alcuni rocamboleschi compagni e uno spiccato istinto di sopravvivenza, il nostro amico felino sarà costretto ad affrontare un viaggio verso l’ignoto, cercando di tener cara la pelle.

Con questo incipit intrigante, il regista dipinge sullo schermo una favola meravigliosa, composta da colori sgargianti, sequenze oniriche e momenti concitati, creando una sinfonia da cui è impossibile rimanere indifferenti. La tecnica è sopraffina ed elegante, composta da animazioni sì ridotte all’essenziale, ma potenti e ben distinguibili dalla moltitudine di pellicole dello stesso genere. Come le animazioni, anche gli altri aspetti tecnici sono degni di nota: i colori, ben dosati e vividi, riescono a mescolarsi con la già sopracitata animazione, creando shot ricchi e pregni di vivacità; la fotografia è perfettamente bilanciata e dosata in ogni inquadratura; il sonoro, composto dal regista stesso, accompagna lo spettatore, senza mai forzarlo a raggiungere determinati stati emotivi.

In generale, per tutta la durata del film, si ha un perfetto equilibrio tra ciò che lo spettatore vede e ciò che riesce a immaginare, concetto rafforzato dall’ottima impronta che l’autore conferisce al film.

Flow, come riporta anche lo stesso titolo, è un flusso: di idee, di emozioni, di sensazioni, che trasporta chi guarda a una continua stimolazione audio-visiva, un film muto nei dialoghi ma intriso di significato: a volte esplicito, a volte solo accennato.

Gianmatteo Diprima


Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.

Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.


Post suggeriti