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Better Man – Michael Gracey

Il filone dei fortunati Biopic musicali esploso definitivamente negli ultimi 10 anni, che conta fra le sua fila ottimi successi come Rocketman, Bohemian Rhapsody, Elvis o Judy e che si prepara ad accogliere il nuovo progetto con protagonista Thimotée Chalamet nei panni dell’intramontabile Bob Dylan, prosegue con Better Man.

Michael Gracey (The Greatest Showman, P!nk: All I Know So Far) inscena la storia di Robbie Williams optando per una soluzione visiva tanto efficace quanto anticonvenzionale: trasformare lo showman in una scimmia (interpretata da Jonno Davies) perché animale in cui Williams si identifica.

Se le premesse (e le promesse) riescono ad essere intriganti, il risultato finale non le sublima ma neanche le tradisce.

Narrato dal voiceover di Robbie Williams, e per quanto originale nella messa in scena del protagonista, strutturalmente Better Man è un film che non rinuncia ai tipici cliché di genere – in questo caso il “ride and fall” è quantomai eclatante – e la retorica della sensazionalistica predestinazione non manca, ma Better Man ha il pregio di riuscire a ricalcare pedissequamente stilemi ben noti lasciandosi però governare da una mai celata spavalderia autocelebrativa di fondo che se inizialmente disorienta, con lo scorrere del tempo diviene coerente peculiarità di un film capace di catturare molto bene l’essenza di una figura controversa come quella di Robbie Williams.

Formalmente Better Man è pensato come fosse un lungo videoclip di due ore in cui intermezzi musicali si alternano al dramma narrativo, e per quanto azzardata, anche questa scelta alla fine si rivela vincente. Seppur si tratti di un parere chiaramente personale, la regia cattura l’attenzione attraverso un dinamismo funzionale all’intrattenimento, anche se a tratti eccessivamente plasticoso.

Se più volte si avverte la sensazione di star assistendo ad un delirio narcisistico autoindulgente apparentemente fine a se stesso, arrivati ai titoli di coda si potrebbe rimaner sorpresi nel constatare che il film riesca a vivere di una coerenza intrinseca attraverso cui la personalità di Robbie Williams assume un’identità ben definita, sia nel bene che nel male.

Non si può quindi dire che Better Man sia un prodotto rivoluzionario nel campo dei biopic musicali, ma che riesca a distinguersi coraggiosamente dalla massa, questo si.

Federico Cenni

Il filone dei fortunati Biopic musicali esploso definitivamente negli ultimi 10 anni, che conta fra le sua fila ottimi successi come Rocketman, Bohemian Rhapsody, Elvis o Judy e che si prepara ad accogliere il nuovo progetto con protagonista Thimotée Chalamet nei panni dell’intramontabile Bob Dylan, prosegue con Better Man.

Michael Gracey (The Greatest Showman, P!nk: All I Know So Far) inscena la storia di Robbie Williams optando per una soluzione visiva tanto efficace quanto anticonvenzionale: trasformare lo showman in una scimmia (interpretata da Jonno Davies) perché animale in cui Williams si identifica.

Se le premesse (e le promesse) riescono ad essere intriganti, il risultato finale non le sublima ma neanche le tradisce.

Narrato dal voiceover di Robbie Williams, e per quanto originale nella messa in scena del protagonista, strutturalmente Better Man è un film che non rinuncia ai tipici cliché di genere – in questo caso il “ride and fall” è quantomai eclatante – e la retorica della sensazionalistica predestinazione non manca, ma Better Man ha il pregio di riuscire a ricalcare pedissequamente stilemi ben noti lasciandosi però governare da una mai celata spavalderia autocelebrativa di fondo che se inizialmente disorienta, con lo scorrere del tempo diviene coerente peculiarità di un film capace di catturare molto bene l’essenza di una figura controversa come quella di Robbie Williams.

Formalmente Better Man è pensato come fosse un lungo videoclip di due ore in cui intermezzi musicali si alternano al dramma narrativo, e per quanto azzardata, anche questa scelta alla fine si rivela vincente. Seppur si tratti di un parere chiaramente personale, la regia cattura l’attenzione attraverso un dinamismo funzionale all’intrattenimento, anche se a tratti eccessivamente plasticoso.

Se più volte si avverte la sensazione di star assistendo ad un delirio narcisistico autoindulgente apparentemente fine a se stesso, arrivati ai titoli di coda si potrebbe rimaner sorpresi nel constatare che il film riesca a vivere di una coerenza intrinseca attraverso cui la personalità di Robbie Williams assume un’identità ben definita, sia nel bene che nel male.

Non si può quindi dire che Better Man sia un prodotto rivoluzionario nel campo dei biopic musicali, ma che riesca a distinguersi coraggiosamente dalla massa, questo si.

Federico Cenni


Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.

Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.


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