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The Northman – Robert Eggers

Eggers rivisita l’Amleto di Shakespeare in chiave vichinga, dando vita a una tragedia ancestrale che ribolle di sangue, vendetta e mito. Lo fa dimostrando ancora una volta come l’essenza ultima del cinema scorra indisturbata nelle sue vene, senza mai piegarsi alle logiche del mercato ma imponendo una visione autoriale limpida, coerente e inconfondibile.
Tecnicamente The Northman è sontuoso da qualsiasi punto di vista. La regia dello statunitense tocca vette ancora inesplorate nella sua filmografia, capace di fondere perfettamente l’oscuro folklore di The VVitch con l’illuminante grottesco di The Lighthouse, riuscendo tuttavia a conferire a quest’opera un carattere epico-narrativo che la rende un’esperienza totalizzante. Ogni inquadratura sembra scolpita nella pietra, ogni movimento di macchina diventa un rituale, e la tensione cresce costantemente fino a trasformarsi in mito cinematografico.

La fotografia di Jarin Blaschke è semplicemente monumentale: protagonista silenziosa e allo stesso tempo onnipresente, capace di dare corpo e sostanza a un mondo che appare tanto reale quanto sospeso nel sogno. Le immagini che Eggers e Blaschke costruiscono insieme sono difficili da tradurre a parole: hanno una forza ipnotica che cattura lo sguardo e lo trascina oltre la semplice fruizione. Le sequenze oniriche – e in particolare quella iniziale, un vero viaggio sciamanico – sono di una potenza visiva ed emotiva mozzafiato, materiale che resterà scolpito nella storia del cinema contemporaneo. E non credo di esagerare.

La compagine recitativa, poi, è inattaccabile. Alexander Skarsgård offre forse la performance della sua carriera: animale, primordiale, eppure capace di infondere al personaggio una disperata umanità. Ogni gesto, ogni urlo, ogni sguardo lo consacrano come incarnazione vivente del guerriero che diventa leggenda. Accanto a lui, una Nicole Kidman sorprendente: inaspettatamente intensa, magnetica, capace di ritagliarsi uno spazio memorabile nonostante qualche dettaglio estetico un po’ fuori contesto (il naso rifatto e gli zigomi scolpiti dalla chirurgia che, nella Norvegia del IX secolo, stonano inevitabilmente). Ma al netto di queste considerazioni, la sua prova attoriale resta una delle più incisive degli ultimi anni.

Eggers si conferma senza alcun dubbio uno dei maestri del nuovo cinema mondiale. Ogni suo film è un tassello fondamentale di un percorso che lo sta portando a riscrivere le regole del linguaggio cinematografico, con un coraggio e una libertà creativa che oggi pochissimi possono vantare.
The Northman non è soltanto un film: è un’esperienza sensoriale, uno tsunami di emozioni visive che raramente capita di vivere in sala. È un’opera che va subìta ed asseconda­ta, rispettata ed ammirata, proprio come si fa con i grandi miti, quelli che resistono al tempo e diventano leggenda.

Ecco perché andare al cinema a vederlo non è un consiglio, ma un atto dovuto: questa meraviglia va vissuta sul grande schermo, dove la sua potenza travolgente può dispiegarsi in tutta la sua forza. Più di qualsiasi parco giochi Marvel, più di qualsiasi intrattenimento usa e getta. Qui siamo davanti a cinema vero, puro, che lascia un segno profondo.

Eggers rivisita l’Amleto di Shakespeare in chiave vichinga, dando vita a una tragedia ancestrale che ribolle di sangue, vendetta e mito. Lo fa dimostrando ancora una volta come l’essenza ultima del cinema scorra indisturbata nelle sue vene, senza mai piegarsi alle logiche del mercato ma imponendo una visione autoriale limpida, coerente e inconfondibile.
Tecnicamente The Northman è sontuoso da qualsiasi punto di vista. La regia dello statunitense tocca vette ancora inesplorate nella sua filmografia, capace di fondere perfettamente l’oscuro folklore di The VVitch con l’illuminante grottesco di The Lighthouse, riuscendo tuttavia a conferire a quest’opera un carattere epico-narrativo che la rende un’esperienza totalizzante. Ogni inquadratura sembra scolpita nella pietra, ogni movimento di macchina diventa un rituale, e la tensione cresce costantemente fino a trasformarsi in mito cinematografico.

La fotografia di Jarin Blaschke è semplicemente monumentale: protagonista silenziosa e allo stesso tempo onnipresente, capace di dare corpo e sostanza a un mondo che appare tanto reale quanto sospeso nel sogno. Le immagini che Eggers e Blaschke costruiscono insieme sono difficili da tradurre a parole: hanno una forza ipnotica che cattura lo sguardo e lo trascina oltre la semplice fruizione. Le sequenze oniriche – e in particolare quella iniziale, un vero viaggio sciamanico – sono di una potenza visiva ed emotiva mozzafiato, materiale che resterà scolpito nella storia del cinema contemporaneo. E non credo di esagerare.

La compagine recitativa, poi, è inattaccabile. Alexander Skarsgård offre forse la performance della sua carriera: animale, primordiale, eppure capace di infondere al personaggio una disperata umanità. Ogni gesto, ogni urlo, ogni sguardo lo consacrano come incarnazione vivente del guerriero che diventa leggenda. Accanto a lui, una Nicole Kidman sorprendente: inaspettatamente intensa, magnetica, capace di ritagliarsi uno spazio memorabile nonostante qualche dettaglio estetico un po’ fuori contesto (il naso rifatto e gli zigomi scolpiti dalla chirurgia che, nella Norvegia del IX secolo, stonano inevitabilmente). Ma al netto di queste considerazioni, la sua prova attoriale resta una delle più incisive degli ultimi anni.

Eggers si conferma senza alcun dubbio uno dei maestri del nuovo cinema mondiale. Ogni suo film è un tassello fondamentale di un percorso che lo sta portando a riscrivere le regole del linguaggio cinematografico, con un coraggio e una libertà creativa che oggi pochissimi possono vantare.
The Northman non è soltanto un film: è un’esperienza sensoriale, uno tsunami di emozioni visive che raramente capita di vivere in sala. È un’opera che va subìta ed asseconda­ta, rispettata ed ammirata, proprio come si fa con i grandi miti, quelli che resistono al tempo e diventano leggenda.

Ecco perché andare al cinema a vederlo non è un consiglio, ma un atto dovuto: questa meraviglia va vissuta sul grande schermo, dove la sua potenza travolgente può dispiegarsi in tutta la sua forza. Più di qualsiasi parco giochi Marvel, più di qualsiasi intrattenimento usa e getta. Qui siamo davanti a cinema vero, puro, che lascia un segno profondo.


Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.

Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.


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