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Avatar – La via dell’acqua – James Cameron – 2022

A più di dieci anni di distanza dagli eventi del primo film, Jake Sully e la sua famiglia si trovano nuovamente a dover difendere Pandora dagli umani, tornati sul pianeta con intenti pericolosi.

Quando racconta annoia, quando mostra lascia sbalorditi. Questo è il nuovo colossal firmato James Cameron. Forse mai prima d’ora in ambito cinematografico si era assistito ad un così netto divario tra forma e sostanza, ma “Avatar: the way of water” è esattamente questo: un’opera d’arte visivamente mozzafiato capace di raggiungere vette assolutamente inesplorate ma contestualmente infusa d’un comparto narrativo fra i più deboli e retorici degli ultimi anni, aspetto utile ad intercettare agevolmente il pubblico generalista ma al contempo fortemente invalidante in termini complessivi.

In più a detta dello stesso Cameron sembrava che ogni sequel avrebbe avuto una storia circoscritta alla pellicola di riferimento e quindi non necessaria alla comprensione delle successiva. Ecco, vi basti sapere che, molto semplicemente, non è affatto così. “Avatar: the way of water” è chiaramente ed innegabilmente un film di passaggio, alla stregua degli inflazionati blockbuster Marvel, ed in questo senso funziona solo se preso a compartimenti stagni.

Il film infatti risulta fortemente disorganico: i 3 atti sono ben distinti l’uno dall’altro e, mentre il primo e l’ultimo portano avanti la trama nel più didascalico dei modi, nel secondo – il migliore per distacco, tanto da non sembrare nemmeno parte della stessa opera – si lascia spazio alla scoperta e allo stupore, soffermandosi ad ammirare ed esplorare le possibilità concesse da Pandora senza badare alla basica grammatica narrativa che tanto invalida quanto ha preceduto e quanto seguirà. Qui Cameron riesce nel suo intento, anche attraverso inquadrature che finiranno di diritto nella storia del cinema. Per questi motivi ci si ritrova ai titoli di coda storditi e combattuti, perché se da una parte sarà lampante che quanto appena visto non ha minimamente eguali nella storia del cinema, dall’altra si avrà bisogno di scendere a forti compromessi per apprezzare appieno anche il comparto narrativo.

Qualcuno potrebbe dire che anche il primo aveva stessi pregi e stessi difetti. Beh, no, non così. Andate al cinema e vi risponderete.

Federico Cenni

https://www.instagram.com/p/CmOcWTRNSWh/?utm_source=ig_web_copy_link

A più di dieci anni di distanza dagli eventi del primo film, Jake Sully e la sua famiglia si trovano nuovamente a dover difendere Pandora dagli umani, tornati sul pianeta con intenti pericolosi.

Quando racconta annoia, quando mostra lascia sbalorditi. Questo è il nuovo colossal firmato James Cameron. Forse mai prima d’ora in ambito cinematografico si era assistito ad un così netto divario tra forma e sostanza, ma “Avatar: the way of water” è esattamente questo: un’opera d’arte visivamente mozzafiato capace di raggiungere vette assolutamente inesplorate ma contestualmente infusa d’un comparto narrativo fra i più deboli e retorici degli ultimi anni, aspetto utile ad intercettare agevolmente il pubblico generalista ma al contempo fortemente invalidante in termini complessivi.

In più a detta dello stesso Cameron sembrava che ogni sequel avrebbe avuto una storia circoscritta alla pellicola di riferimento e quindi non necessaria alla comprensione delle successiva. Ecco, vi basti sapere che, molto semplicemente, non è affatto così. “Avatar: the way of water” è chiaramente ed innegabilmente un film di passaggio, alla stregua degli inflazionati blockbuster Marvel, ed in questo senso funziona solo se preso a compartimenti stagni.

Il film infatti risulta fortemente disorganico: i 3 atti sono ben distinti l’uno dall’altro e, mentre il primo e l’ultimo portano avanti la trama nel più didascalico dei modi, nel secondo – il migliore per distacco, tanto da non sembrare nemmeno parte della stessa opera – si lascia spazio alla scoperta e allo stupore, soffermandosi ad ammirare ed esplorare le possibilità concesse da Pandora senza badare alla basica grammatica narrativa che tanto invalida quanto ha preceduto e quanto seguirà. Qui Cameron riesce nel suo intento, anche attraverso inquadrature che finiranno di diritto nella storia del cinema. Per questi motivi ci si ritrova ai titoli di coda storditi e combattuti, perché se da una parte sarà lampante che quanto appena visto non ha minimamente eguali nella storia del cinema, dall’altra si avrà bisogno di scendere a forti compromessi per apprezzare appieno anche il comparto narrativo.

Qualcuno potrebbe dire che anche il primo aveva stessi pregi e stessi difetti. Beh, no, non così. Andate al cinema e vi risponderete.

Federico Cenni

https://www.instagram.com/p/CmOcWTRNSWh/?utm_source=ig_web_copy_link


Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.

Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.


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