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The Warrior – The Iron Claw – Sean Durkin

La prima regia di portata internazionale del quarantatreenne Sean Durkin trova concretezza in un biopic sportivo dalla struttura drammatica abbastanza archetipica che utilizza discretamente diversi meccanismi narrativi convenzionali per il genere, puntando praticamente tutto sull’emozione.
Ambientato nella decade degli anni ‘80, il film racconta le tristi vicissitudini della famiglia più famosa della storia del Wrestling professionistico, quella dei Von Erich, famosi per la serie di lutti che ne stravolse il già precario equilibrio familiare oltre a quello sportivo.
Durkin spezza il suo film in due atti ben distinti durante i quali lavora quasi unicamente sulla psicologia dei personaggi con l’intento di stimolare l’empatia e la commozione dei fruitori. Se durante la prima ora il ritmo risulta fortemente ingessato e costretto all’interno d’una narrazione lenta e riflessiva – che Durkin utilizza per approfondire (troppo schematicamente) i rapporti che intercorrono fra protagonisti e comprimari e le singolarità che ne caratterizzano il carattere -, nel secondo l’instabile castello emotivo costruito fino a quel momento inizia a cedere, spianando ben presto la strada al cupo dramma familiare.

Nel complesso “The Iron Claw” non può definirsi un prodotto malriuscito; sia tecnicamente (fatta eccezione per il montaggio) che dal punto di vista recitativo la pellicola si difende abbastanza bene. Per quanto a fine visione la sensazione d’aver appena assistito sì ad un buon film ma fortemente minacciato dall’incapacità di mitigare a dovere la volontà di commuovere a tutti i costi, “The Iron Claw” ha comunque diversi assi nella manica.
La camera si muove il minimo indispensabile prediligendo un assetto più statico per garantire alla narrazione una linearità funzionale allo scorrere degli eventi, coadiuvati da un malinconico filtro ocra che ben si sposa con l’essenza stessa della pellicola. 
Il plasticoso Zac Efron riesce a rendere Kevin Von Erich un personaggio credibile per quanto esteticamente al limite del grottesco; tormentato e psicologicamente dominato ad un padre padrone (un ottimo Holt McCallany) che in lui – e successivamente negli altri figli – intravede la possibilità di conquistare il titolo più importante del circuito, al quale ha sempre ambito ma che mai è riuscito a raggiungere in carriera. 
Anche il resto del cast è assolutamente credibile, Jeremy Allen White su tutti. 
Ma non è tutto oro ciò che luccica. 
Sì perché Sean Durkin, come detto, punta molto sul fattore emotivo forzando in tutti i modi la commozione nello spettatore; commozione che, almeno per il sottoscritto, non è pervenuta.

“The Iron Claw” è un film fortemente funereo che ha il pregio di riuscire a esplorare bene la psiche dei suoi personaggi e a raccontarci di come questa venga logorata dagli atteggiamenti di un uomo oppressivo e autocratico, ma se dal punto di vista puramente formale la pellicola è confezionata sagacemente, da quello sostanziale non si può dire la stessa cosa.
È soggettivo ma personalmente non sono riuscito ad empatizzare mai né con i personaggi né tantomeno con la loro disperazione, e non ci sono riuscito perché ho avuto da subito la forte impressione che Durkin volesse strapparmi qualche lacrima più di ogni altra cosa, senza rendersi conto di quanto artificiosamente stesse cercando di farlo. Con la scena finale ne ho poi avuto assoluta conferma.

In conclusione “The Iron Claw” può definirsi un buon biopic (comunque mancante di alcuni snodi e personaggi che nella storia vera sono nevralgici), decisamente canonico nella forma, che funziona e convince, ma incapace di accompagnare le immagini con un carico emotivo coerente, fallendo laddove avrebbe invece dovuto convincere.

PRO:

-Formalmente inattaccabile

-Attori in parte

-Ottima analisi psicologica dei personaggi

CONTRO:

-Sostanzialmente artificioso

-Montaggio rivedibile

-A tratti claudicante

Federico Cenni

La prima regia di portata internazionale del quarantatreenne Sean Durkin trova concretezza in un biopic sportivo dalla struttura drammatica abbastanza archetipica che utilizza discretamente diversi meccanismi narrativi convenzionali per il genere, puntando praticamente tutto sull’emozione.
Ambientato nella decade degli anni ‘80, il film racconta le tristi vicissitudini della famiglia più famosa della storia del Wrestling professionistico, quella dei Von Erich, famosi per la serie di lutti che ne stravolse il già precario equilibrio familiare oltre a quello sportivo.
Durkin spezza il suo film in due atti ben distinti durante i quali lavora quasi unicamente sulla psicologia dei personaggi con l’intento di stimolare l’empatia e la commozione dei fruitori. Se durante la prima ora il ritmo risulta fortemente ingessato e costretto all’interno d’una narrazione lenta e riflessiva – che Durkin utilizza per approfondire (troppo schematicamente) i rapporti che intercorrono fra protagonisti e comprimari e le singolarità che ne caratterizzano il carattere -, nel secondo l’instabile castello emotivo costruito fino a quel momento inizia a cedere, spianando ben presto la strada al cupo dramma familiare.

Nel complesso “The Iron Claw” non può definirsi un prodotto malriuscito; sia tecnicamente (fatta eccezione per il montaggio) che dal punto di vista recitativo la pellicola si difende abbastanza bene. Per quanto a fine visione la sensazione d’aver appena assistito sì ad un buon film ma fortemente minacciato dall’incapacità di mitigare a dovere la volontà di commuovere a tutti i costi, “The Iron Claw” ha comunque diversi assi nella manica.
La camera si muove il minimo indispensabile prediligendo un assetto più statico per garantire alla narrazione una linearità funzionale allo scorrere degli eventi, coadiuvati da un malinconico filtro ocra che ben si sposa con l’essenza stessa della pellicola. 
Il plasticoso Zac Efron riesce a rendere Kevin Von Erich un personaggio credibile per quanto esteticamente al limite del grottesco; tormentato e psicologicamente dominato ad un padre padrone (un ottimo Holt McCallany) che in lui – e successivamente negli altri figli – intravede la possibilità di conquistare il titolo più importante del circuito, al quale ha sempre ambito ma che mai è riuscito a raggiungere in carriera. 
Anche il resto del cast è assolutamente credibile, Jeremy Allen White su tutti. 
Ma non è tutto oro ciò che luccica. 
Sì perché Sean Durkin, come detto, punta molto sul fattore emotivo forzando in tutti i modi la commozione nello spettatore; commozione che, almeno per il sottoscritto, non è pervenuta.

“The Iron Claw” è un film fortemente funereo che ha il pregio di riuscire a esplorare bene la psiche dei suoi personaggi e a raccontarci di come questa venga logorata dagli atteggiamenti di un uomo oppressivo e autocratico, ma se dal punto di vista puramente formale la pellicola è confezionata sagacemente, da quello sostanziale non si può dire la stessa cosa.
È soggettivo ma personalmente non sono riuscito ad empatizzare mai né con i personaggi né tantomeno con la loro disperazione, e non ci sono riuscito perché ho avuto da subito la forte impressione che Durkin volesse strapparmi qualche lacrima più di ogni altra cosa, senza rendersi conto di quanto artificiosamente stesse cercando di farlo. Con la scena finale ne ho poi avuto assoluta conferma.

In conclusione “The Iron Claw” può definirsi un buon biopic (comunque mancante di alcuni snodi e personaggi che nella storia vera sono nevralgici), decisamente canonico nella forma, che funziona e convince, ma incapace di accompagnare le immagini con un carico emotivo coerente, fallendo laddove avrebbe invece dovuto convincere.

PRO:

-Formalmente inattaccabile

-Attori in parte

-Ottima analisi psicologica dei personaggi

CONTRO:

-Sostanzialmente artificioso

-Montaggio rivedibile

-A tratti claudicante

Federico Cenni


Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.

Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.


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