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Trap – M. Night Shyamalan

Se ai tempi de “Il sesto senso” mi avessero detto che un giorno M. Night Shyamalan avesse diretto un film come “Trap” non ci avrei creduto; oggi invece sembra essere la naturale conseguenza di un percorso cinematografico che a partire da “The village”, primo importante insuccesso economico, ha assunto connotazioni quantomeno singolari. Destreggiandosi fra flop altisonanti – sia economici che critici (“L’ultimo dominatore dell’aria” o “After Earth”) – e opere apprezzabili ma comunque tendenzialmente polarizzanti (da “The Visit” all’ultimo “Bussano alla porta” il riscontro del pubblico è sempre stato tiepido), si arriva appunto a “Trap”, un comedy thriller che fin dalle prime battute dichiara apertamente i propri intenti, costringendo lo spettatore a diversi compromessi fra i quali una profonda e inespugnabile sospensione dell’incredulità.

Fra continue voragini logico-narrative; dialoghi che il più delle volte sembrano essere stati scritti per prendere a cazzotti l’indulgenza di chiunque abbia un minimo d’amor proprio, e deviazioni di trama al limite dell’umana tolleranza, l’ultima “fatica” di Shyamaln riesce, incredibilmente, a divertire e contestualmente a intrigare, anche grazie al colpo di scena (da sempre marchio di fabbrica del regista) che qui arriva prima del previsto ma stravolge lo scorrere degli eventi come difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare.

Impossibile non citare un ottimo Josh Hartnett nei panni del protagonista manicomiale.

Chiaramente siamo lontani sia dal capolavoro che dal grande film; “Trap” non è nulla più che un prodotto onesto nelle intenzioni e coerente nella realizzazione in grado di capitalizzare un plot suggestivo – in perfetto stile Shyamalan – seppur nella sostanza ben distante dai fasti di un tempo.

Lo si potrebbe interpretare anche come una lucida provocazione al sistema cinema hollywoodiano più tendente al tipico blockbuster multimilionario vacuo, plasticoso e orfano di qualsiasi implicazione artistica, atto unicamente al mero guadagno e destinato al più lugubre dimenticatoio; perché quella risata alla fine – oltre a ribadire e sublimare gli intenti originali del film -, filtrata da questa prospettiva, sarebbe inequivocabile.

Però le sovra letture spesso lasciano il tempo che trovano; noi ci teniamo “Trap” per quello che è: un’ora e mezza di calcolate (?) e stridenti incongruenze narrative su un tappeto di nervose ma sincere risate.

Federico Cenni

Se ai tempi de “Il sesto senso” mi avessero detto che un giorno M. Night Shyamalan avesse diretto un film come “Trap” non ci avrei creduto; oggi invece sembra essere la naturale conseguenza di un percorso cinematografico che a partire da “The village”, primo importante insuccesso economico, ha assunto connotazioni quantomeno singolari. Destreggiandosi fra flop altisonanti – sia economici che critici (“L’ultimo dominatore dell’aria” o “After Earth”) – e opere apprezzabili ma comunque tendenzialmente polarizzanti (da “The Visit” all’ultimo “Bussano alla porta” il riscontro del pubblico è sempre stato tiepido), si arriva appunto a “Trap”, un comedy thriller che fin dalle prime battute dichiara apertamente i propri intenti, costringendo lo spettatore a diversi compromessi fra i quali una profonda e inespugnabile sospensione dell’incredulità.

Fra continue voragini logico-narrative; dialoghi che il più delle volte sembrano essere stati scritti per prendere a cazzotti l’indulgenza di chiunque abbia un minimo d’amor proprio, e deviazioni di trama al limite dell’umana tolleranza, l’ultima “fatica” di Shyamaln riesce, incredibilmente, a divertire e contestualmente a intrigare, anche grazie al colpo di scena (da sempre marchio di fabbrica del regista) che qui arriva prima del previsto ma stravolge lo scorrere degli eventi come difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare.

Impossibile non citare un ottimo Josh Hartnett nei panni del protagonista manicomiale.

Chiaramente siamo lontani sia dal capolavoro che dal grande film; “Trap” non è nulla più che un prodotto onesto nelle intenzioni e coerente nella realizzazione in grado di capitalizzare un plot suggestivo – in perfetto stile Shyamalan – seppur nella sostanza ben distante dai fasti di un tempo.

Lo si potrebbe interpretare anche come una lucida provocazione al sistema cinema hollywoodiano più tendente al tipico blockbuster multimilionario vacuo, plasticoso e orfano di qualsiasi implicazione artistica, atto unicamente al mero guadagno e destinato al più lugubre dimenticatoio; perché quella risata alla fine – oltre a ribadire e sublimare gli intenti originali del film -, filtrata da questa prospettiva, sarebbe inequivocabile.

Però le sovra letture spesso lasciano il tempo che trovano; noi ci teniamo “Trap” per quello che è: un’ora e mezza di calcolate (?) e stridenti incongruenze narrative su un tappeto di nervose ma sincere risate.

Federico Cenni


Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.

Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.


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