Con “The Order”, Justin Kurzel sbarca per la prima volta a Venezia nella sezione dei film in concorso. La trama si sviluppa come una caccia all’uomo che riporta alla luce un tema scomodo e ancora caldo: la presenza dei gruppi estremisti di destra negli Stati Uniti, una questione particolarmente delicata alla luce delle prossime elezioni americane.
Il film ruota attorno alla filosofia espressa nel libro “I diari di Turner”, scritto nel 1978, che ha ispirato il gruppo omonimo e le sue attività rivoluzionarie, seguendo i cinque punti delineati nel libro. Kurzel ripropone eventi storici significativi, tra cui l’assassinio di Alan Berg, già portato sullo schermo da Oliver Stone in “Talk Radio”. Una delle particolarità del film è la sua capacità di illuminare connessioni tra gli eventi della storia recente americana, come l’assalto al Campidoglio del 2021, generando nello spettatore un senso di continuità storica.
Il film si presenta come una detective story, con atmosfere che ricordano “True Detective” e citazioni non troppo velate a Il cacciatore di Cimino. Abbiamo sullo schermo un’accattivante Jude Law, alle prese con un caso complesso che solo lui sembra in grado di risolvere. Tuttavia, la pellicola rimane lineare, focalizzata principalmente sul racconto degli eventi storici, senza affondare veramente nel genere di riferimento. Si muove tra il thriller, il noir e l’action, senza mai abbracciarne pienamente nessuno.
La risoluzione della trama principale, ovvero la caccia al capo dell’organizzazione, avviene senza troppi ostacoli, dove la regia sembra essere al servizio della narrazione, risultando quasi impercettibile. Jude Law è affiancato da un convincente Tye Sheridan, che interpreta l’unico personaggio su cui il detective può davvero contare. Sheridan mette in luce la riluttanza delle forze dell’ordine locali ad approfondire le indagini su questi gruppi estremisti per paura di eventuali ripercussioni. Dall’altra parte, Nicholas Hoult offre una performance impeccabile, incarnando il carismatico fondatore di una milizia terroristica, un uomo capace di commettere atti terribili, ma al tempo stesso di mostrarsi comprensivo e indulgente verso i suoi seguaci, che trovano in lui un surrogato del nucleo familiare.
In conclusione, “The Order”, pur non brillando particolarmente, riesce a raggiungere il suo obiettivo di raccontare una storia importante. Un compitino svolto bene ma che non ambisce a nulla di più, con l’intento di voler innescare i meccanismi della memoria e lanciare un segnale d’allarme su un’America profondamente divisa, perché ci sarà sempre qualcuno pronto a raccogliere l’eredità del capo e portare avanti il suo ideale.
Fabio Catalano







