Ci sono incontri artistici, alcuni davvero improbabili, che danno vita a opere uniche nel loro genere: questo è il caso di “Interstella 5555”, film del 2001 nato dalla collaborazione tra i Daft Punk, gruppo francese autore di musica elettronica, e Leiji Matsumoto, mangaka creatore di classici del calibro di Capitan Harlock o Galaxy Express 999.
Nel 2001, il duo francese pubblica il secondo album “Discovery”: subito si nota quanto il lavoro si distacchi dal precedente, lasciando spazio alla sperimentazione di temi e campionamenti di brani disco music anni Settanta e Ottanta, componimenti strumentali, oltre alla radice synth-pop che caratterizza il lavoro dei Daft Punk. Tra i brani campionati ed inseriti nel corpus di “Discovery”, compaiono I Love You More di George Duke (l’intro è il tema di “Digital Love”), “Cola Bottle Baby” di Edwin Birdsong compare in “Harder, Better, Faster, Stronger”, un intermezzo di “Can You Imagine” dei Little Anthony and The Imperials viene utilizzato come tema di “Crescendolls”, i primi versi di “Who’s Sleeping in my Bed” di Barry Manilow, ricorrono in “Superheroes”. I campionamenti sono limitati, e il duo dichiara che almeno la metà del materiale sia suonato dal vivo, sfruttando chitarra, basso e tastiere con effetti e pedaliere che ne trasformano il sound. La lista dei campionamenti e delle influenze ravvisabili nell’album è lunga e non sempre confermata dai Daft Punk, ma la virata stilistica rispetto al precedente lavoro “Homeworks” fa storcere il naso ad alcuni fan degli esordi, ma viene lodata dalla critica, portando “Discovery” ad essere inserito al trentatreesimo posto dei migliori cento album degli anni Duemila dalla rivista Rolling Stone.
Già con il precedente lavoro, i Daft Punk sono avvezzi a collaborazioni d’eccellenza con registi importanti: Spike Jonze, Michel Gondry (famosissimo il videoclip da lui diretto sulla base di “Around the world”). Dirigono e producono anche un film, muto e musicale, “Daft Punk’s Electroma” presentato a Cannes nel 2016. Per “Discovery”, scelgono l’anime come genere e collaborano con Matsumoto per il character design del soggetto da loro scritto, dando vita ad un film di animazione e a dei videoclip da esso estratti che finiranno per fare storia. Anche in questo caso il film è privo di dialoghi e si accompagna unicamente alle note di “Discovery”.
In un pianeta di una lontana galassia, un gruppo di alieni dalla pelle blu si sta esibendo sulle note di “One more time”, quando delle truppe armate fanno irruzione per rapire i musicisti e trasportarli sulla Terra. Qui si trovano al cospetto del discografico Earl de Darkwood, intenzionato a sfruttare il loro talento, che li trasforma in quattro esseri umani (di nome Octave, Arpegius, Stella e Baryl) e li priva dei propri ricordi e della propria volontà. Nasce così il gruppo dei Crescendolls, che in breve tempo raggiunge il successo mondiale e scala tutte le classifiche. Nel frattempo, dal pianeta natio del gruppo, viene inviato un SOS a Shep, fan del gruppo ed innamorato di Stella, che si mette all’inseguimento dei rapitori sulla sua astronave a forma di chitarra elettrica fino a raggiungere la Terra a sua volta. Riesce a liberare gli alieni dall’influenza di Darkwood, pur perdendo la vita nel farlo. Gli alieni dopo avergli dato sepoltura, si recano al maniero di Darkwood per recuperare la propria memoria e tentare di fermare i piani malvagi del folle. Senza svelare il finale, la trama da questo punto si infittisce, inserendo elementi occultistici e fantascientifici, che pongono in primo piano come la musica (per quanto aliena) sia un elemento di unione tra mondi diversi e di come, allo stesso tempo, questa universalità sia una fonte assoluta di potere. Nel bene e nel male, proprio per il suo potere di far sognare chi ascolta.
L’unione tra musica e immagini fantascientifiche e oniriche di Matsumoto rendono tutto il film uno spettacolo per occhi e orecchie. Tematiche come la pace, l’identità, il sacrificio, la critica ad un’industria musicale spersonalizzante, l’amore platonico, sono presenti in tutta la narrazione, che non necessita di parole per procedere chiaramente e in modo coinvolgente. In particolare, magistrali le scene del rapimento, sulle note di “Aerodynamic”, dello sfruttamento del gruppo (“Harder, Better, Faster, Stroger”), del sogno d’amore di Shep (“Digital Love”), la sua morte (“Something about us”) e la scoperta dei piani di Darkwood nel suo maniero oscuro (“Veridis Quo”). Sognanti, oscure, ispirate, le immagini conferiscono ai brani una potenza che impatta sullo spettatore in modo travolgente. Lo portano all’interno del mondo musicale di “Discovery” quasi fosse un sogno. “Questo album ha molto a che fare con la nostra infanzia e i ricordi di quella fase nella nostra vita. È la nostra relazione personale con quel momento. È meno di un tributo alla musica disco del periodo 1975-1985, e più una focalizzazione sulla nostra infanzia. Quando sei un bambino non giudichi o analizzi i brani, li ascolti e basta, e non ti interessa sapere se è recente o vecchio. […] Questo album ha un aspetto giocoso, divertente, colorato e soprattutto musicale. È l’idea di guardare qualcosa con una mente aperta e non farsi troppe domande” dichiara Thomas Bangalter1 . Musica, anime, avventura che fanno viaggiare uno spettatore bambino tra fantasmagorie e sogni per una settantina di minuti, lasciano il reale fuori dai giochi.
“Interstella 5555” è arrivato in sala dal 12 al 15 dicembre 2024, rimasterizzato in 4K: e qui arrivano le note dolenti. Il remastering del film è stato interamente gestito con AI con risultati a dir poco disastrosi. La bassa qualità dell’intervento ha comportato una perdita di dettaglio sconvolgente sugli sfondi e i particolari delle immagini, impossibile da non notare da chi avesse già visto film o videoclip prima della nuova release. Considerato il calibro di Matsumoto e dei collaboratori che Shinji Shimitsu e Toei Animation aveva messo in campo per la realizzazione della pellicola, un’operazione del genere pare incomprensibile. Puro marketing? Può essere. Altro aspetto negativo della versione vista al cinema è la piattezza del suono: un audio 2.0, che non sfrutta la potenzialità di un impianto da sala cinematografica. Sarebbe potuta essere un’occasione perfetta per vivere l’esperienza di “Interstella 5555” al suo massimo potenziale, ma così non è stato. Certamente per coloro che non conoscevano il film è stata un’opportunità imperdibile, piacevole anche per coloro che si sono subito resi conto della perdita di qualità dell’immagine, ma ha lasciato comunque l’amaro in bocca. Il consiglio è quello di recuperare la versione precedente per godere a pieno e ad altissimo volume di questo magico connubio creato da Daft Punk e Matsumoto.
Andrea Brena







