Una coppia di ragazzi prende parte alla famosa ed elitaria degustazione firmata Julian Slowik, rinomato chef specializzato in gastronomia molecolare che vive e lavora su una piccola isola lontana dalla civiltà. La cena inizia ma fin da subito un alone d’inquietudine avvolge a sala.
“The Menu” si aggiunge senza troppi complimenti alla già fornitissima schiera di film che, in modo o nell’altro, tentano a tutti i costi di sottolineare e quindi criticare tutte le componenti malate insite nella società contemporanea – ma in realtà sempre esiste – attraverso una tematica da tempo sulla cresta dell’onda, in questo caso la cucina. Dall’arrivismo all’ipocrisia, dalla lussuria all’inganno, passando per l’adulterio, la superbia e l’illecito, l’inettitudine e l’assoluta crudeltà: tutti siamo colpevoli. Soprattutto i borghesi però. Si sentiva così tanto il bisogno di un film che non aggiunge assolutamente nulla al già rinsecchito e tedioso panorama cinematografico mondiale se non l’ennesimo pseudo trattato sulle contraddizioni della società attraverso la reiterazione – qui ridicolmente sofisticata – dello stesso, identico, convenzionale concetto, utilizzando semplicemente un presupposto diverso? Probabilmente sì, parliamo pur sempre di un tema teoricamente delicato ed estremamente contemporaneo, però lo si sarebbe dovuto rendere il più originale possibile, nonostante la sottintesa scontatezza; più originale, ma non soltanto attraverso un elemento narrativamente totalizzante ed elitario come la cucina, semplicemente perché non basta. Lo si sarebbe dovuto fare diversamente, con le vere idee per esempio. Sovvertendo la tendenza, intuendo possibilità, mortificando lo spettatore. Scavandosi un posto nel cervello di chi guarda. Così forse avrebbe avuto una sua identità.
Per il comparto tecnico vale bene o male lo stesso discorso: nulla di nuovo, piacevole da vedere ma privo di qualsiasi tipo di personalità. “The Menu”, assodati e condivisi i deboli meriti (Ralph Fiennes), è un film già visto. Mille altre volte. Arida ed inconsistente denuncia di intrattenimento. Che vi piaccia o meno.
Federico Cenni
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