Sul treno-proiettile shinkansen si ritrovano per caso diversi assassini di professione. I loro obiettivi, nonostante apparentemente collegati, li porteranno a scontrarsi fra loro, generando un’escalation di avvenimenti imprevedibili.
Tratto dal bestseller giapponese “I sette Killer dello Shinkansen” di Kotaro Isaka, “Bullet Train” di David Leitch è un film con una regia tutto sommato brillante e interpreti di primissima fascia. Purtroppo accanto a questi pregi, convivono altrettanti difetti, che vanno a rendere una pellicola con un discreto potenziale, un prodotto visto e rivisto e quindi totalmente dimenticabile. La sceneggiatura del film, infatti, nonostante tenti di essere accattivante e tagliente, spesso non riesce nel suo compito e finisce con il diventare, a tratti, abbastanza banale. Il ritmo stesso del film, che strizza l’occhio ai lavori di Tarantino, è altalenante e non sempre coerente con la cifra stilistica della pellicola stessa.
Quest’ultima, nonostante una durata rivedibile, ha la sua parte migliore nei primi 90 minuti: la parte finale, infatti, pesca a piene mani dai peggiori action movies americani e risulta un vero e proprio cliché, prevedibile e monotono. Nel complesso, va detto, non è un film pessimo ma un’opera che osa poco e si perde nello specchiarsi in se stessa in modo ammanierato ed artificioso, nel volere intrattenere a tutti i costi, anche in modo esagerato e ridondante.
Peccato, perché in alcuni momenti si aveva la sensazione di essere davanti a qualcosa in più dell’ennesimo blockbuster caciarone, soprattutto da un punto di vista registico.
Dimenticabile.
Roberto Vitacolonna
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