All of Us Strangers. Cosa c’è di estraneo in noi? Le tracce delle vite degli altri che hanno segnato (forse il termine “segnare” è banale, direi “battuto” o “dato forma”) la nostra strada con il loro passaggio.
Più che di “strada” e “passaggio” nell’ultimo film diretto da Andrew Haigh si parla di psiche. Avete mai pensato a quanto il nostro cervello assomigli a una sorta di cubo di Rubik che può prendere qualsiasi tipo di forma possibile sulla faccia della Terra? È tanti colori, tante forme, tante cose… trasmesse per lo più dall’esterno: da ciò che gli altri ci dicono, ci insegnano… dal modo in cui essi si sono relazionati e si relazionano con noi, dagli eventi che abbiamo vissuto in toto. Per questo: gli altri sono noi (se non si fosse capito), e per questo: siamo sempre estranei a noi stessi.
Questi meccanismi che il nostro cervello attua in modalità automatica, e di cui per lo più nemmeno siamo consapevoli (chissà se i nostri pensieri sono davvero nostri o di qualcun altro?), vengono messi in scena straordinariamente e contortamente in All of Us Strangers.
Adam (Andrew Scott) vive nella periferia di Londra – in un palazzo silenzioso e malinconico. Sta scrivendo una nuova sceneggiatura, forse la più importante della sua vita, dato che i suoi genitori sono i protagonisti. Questo lo porterà a rivivere eventi passati traumatici (senza troppi spoiler) e ascoltare, finalmente, il suo dolore interiore. Comunque, un giorno, in mezzo a questo silenzio, gli bussa un ragazzo in cerca di compagnia, è un suo vicino: Harry (Paul Mescal). La solitudine dei due, riflessa nella periferia deserta della città, appare come un collante perfetto per svuotare di un po’ di tristezza le loro notti.
All of Us Strangers è un dramma pervaso di suspense con richiami al thriller-psicologico. Andrew Haigh ha messo in scena l’introspezione oscura della mente umana, allo scopo di redimerla e salvarla dall’oblio. È un dolore più profondo di quanto ci si possa aspettare nel momento in cui, seduti nelle seggiole blu o rosse del cinema, la pellicola inizia a scorrere.
Alisia Cinellu






