Blog


A cura di

Deadpool & Wolverine – Shawn Levy

Togliamoci subito il dente e vediamo di rispondere in modo chiaro e conciso alla domanda che sono certo alberghi nella mente di tutti coloro che ancora non hanno visto il film e vorrebbero fugare qualsiasi tipo di dubbio al riguardo: “Deadpool & Wolverine” è il film che segna la rinascita del Marvel Cinematic Universe? Beh, la risposta è no, ma rappresenta un perfetto starting-point che sembra puntare esattamente in quella specifica direzione.

Un lungometraggio che assume le fattezze di quella che possiamo considerare a pieno titolo un’ammissione di colpa da parte di una Marvel che da dopo “Endgame” ha ampiamente dimostrato di non essere riuscita a trovare una formula funzionante e funzionale un grado di incastrarsi a dovere all’interno del grande disegno generale messo in piedi ormai 16 anni fa da Kevin Feige con l’Iron Man di Jon Favreau.

Un lungometraggio che, a dispetto di ciò che i fan del franchise si sarebbero aspettati, gioca in un campionato totalmente a parte, dileguandosi da qualsiasi tentativo di inserirsi all’interno della continuità narrativa della multiverse saga, da cui prende spunto solo ed esclusivamente a livello concettuale per portare in scena una lettera d’amore (e di addio) nei confronti dell’universo supereroistico della 20 Century Fox, acquisita da Disney circa un paio di anni fa; il tutto in perfetto stile Deadpool.

Il mercenario chiacchierone, sempre interpretato da Ryan Reynolds, fa il suo ingresso tra le fila dell’MCU nel modo assurdo e irriverente al quale ci ha abituato nei due film precedenti, aprendo le danze con dei titoli di testa (tra i migliori che si siano visti dal 2008 ad oggi) che lasciano presagire in modo estremamente manifesto quello che sarà il tono della pellicola in cui sfondamenti della quarta parete, prese per il… ehm… in giro al mondo Marvel, sangue e linguaggio scorretto la faranno da padrone.

Il film è incredibilmente divertente e riesce ad intrattenere ad alti livelli lungo il corso dei suoi 127 minuti di durata, anche se, a voler essere onesti, più che di fronte ad un film vero e proprio si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte ad una gigantesca manovra commerciale che utilizza la trama come mero pretesto per inanellare sequenze una dietro l’altra senza che queste vivano effettivamente di una costruzione narrativa definibile tale e in cui reference visive, camei e dissacrazione prendono il sopravvento su tutto il resto.

Bisogna scendere a patti, prima di approcciarsi alla visione di “Deadpool & Wolverine”, ma sono certo che, con tutti i difetti riscontrabili anche in quel caso, una volta accettato il tacito accordo col prodotto seguirà una delle visioni più divertenti ed esilaranti che l’MCU ci abbia mai regalato.

Deadpool è il principale mattatore, ma a farla da padrone (almeno per quanto mi riguarda) è il Wolverine di Hugh Jackman, che dopo aver dato il proprio addio al personaggio con “Logan” torna a rivestire i panni del canadese artigliato con una delle sue incarnazioni cinematografiche più riuscite di sempre e che non denigra l’occasione di regalare anche qualche momento distensivo e “tragico” in un marasma di punchlines e risate scroscianti; e in tutto questo devo ammettere che anche Shawn Levy (Free Guy, Real Steel, The Adam Project) svolge il suo onestissimo lavoro dietro la macchina da presa, confezionando alcune sequenze action davvero ispirate e dimostrando nuovamente di avere la giusta dimestichezza nell’interfacciarsi con blockbuster di un certo tipo, oltre che una palpabile sincronia coi due protagonisti coi quali già aveva lavorato in precedenza.

Da molti è stato definito uno “SpiderMan No Way Home 2.0” senza accorgersi che, con le dovute differenze, tanto in termini concettuali quanto in termini qualitativi, “Deadpool & Wolverine” è quanto di più paragonabile a “Matrix Resurrection” un opera che fa della metanarrazione il proprio marchio di fabbrica e che ha come intento principale quello di lanciare un messaggio provocatorio ben preciso: qui un ammissione di colpe per non aver gestito al meglio uno dei franchise più redditizi e amati dal pubblico, lì per denunciare tendenze cinematografiche che negli ultimi anni hanno abbassato drasticamente il setting qualitativo dei prodotti usciti in sala, qui trattato ironicamente e in modo furbo (e a tratti ruffiano), li con una dose di serietà massiccia e con la consapevolezza di andare incontro ad un suicidio commerciale annunciato.

“Deadpool & Wolverine” è eccesso (forse anche troppo) è scorrettezza e rappresenta a conti fatti un nuovo punto di partenza, che tutti ci auspichiamo possa risollevare le sorti di un universo narrativo ormai in fase di decadimento, anche se, a dirla tutta, non so quanto questo possa rappresentare una certezza a tutto tondo, quanto piuttosto un desiderio fondato (per citare il film).

I più cinici diranno che non è cinema e per certi versi, per quanto abbia apprezzato il film pur riconoscendone i difetti, non mi sento neanche di biasimarli più di tanto, ma se qualcuno dovesse mai pormi di fronte all’annosa domanda “pensi che Deadpool & Wolverine sia un prodotto cinematografico valido?” Probabilmente risponderei “forse no, ma è senza alcun dubbio una delle giostre più divertenti su cui sia mai salito!”

E perdio, qualcuno regali un Dogpool ad ognuno di noi.

Jackie Soprano

Togliamoci subito il dente e vediamo di rispondere in modo chiaro e conciso alla domanda che sono certo alberghi nella mente di tutti coloro che ancora non hanno visto il film e vorrebbero fugare qualsiasi tipo di dubbio al riguardo: “Deadpool & Wolverine” è il film che segna la rinascita del Marvel Cinematic Universe? Beh, la risposta è no, ma rappresenta un perfetto starting-point che sembra puntare esattamente in quella specifica direzione.

Un lungometraggio che assume le fattezze di quella che possiamo considerare a pieno titolo un’ammissione di colpa da parte di una Marvel che da dopo “Endgame” ha ampiamente dimostrato di non essere riuscita a trovare una formula funzionante e funzionale un grado di incastrarsi a dovere all’interno del grande disegno generale messo in piedi ormai 16 anni fa da Kevin Feige con l’Iron Man di Jon Favreau.

Un lungometraggio che, a dispetto di ciò che i fan del franchise si sarebbero aspettati, gioca in un campionato totalmente a parte, dileguandosi da qualsiasi tentativo di inserirsi all’interno della continuità narrativa della multiverse saga, da cui prende spunto solo ed esclusivamente a livello concettuale per portare in scena una lettera d’amore (e di addio) nei confronti dell’universo supereroistico della 20 Century Fox, acquisita da Disney circa un paio di anni fa; il tutto in perfetto stile Deadpool.

Il mercenario chiacchierone, sempre interpretato da Ryan Reynolds, fa il suo ingresso tra le fila dell’MCU nel modo assurdo e irriverente al quale ci ha abituato nei due film precedenti, aprendo le danze con dei titoli di testa (tra i migliori che si siano visti dal 2008 ad oggi) che lasciano presagire in modo estremamente manifesto quello che sarà il tono della pellicola in cui sfondamenti della quarta parete, prese per il… ehm… in giro al mondo Marvel, sangue e linguaggio scorretto la faranno da padrone.

Il film è incredibilmente divertente e riesce ad intrattenere ad alti livelli lungo il corso dei suoi 127 minuti di durata, anche se, a voler essere onesti, più che di fronte ad un film vero e proprio si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte ad una gigantesca manovra commerciale che utilizza la trama come mero pretesto per inanellare sequenze una dietro l’altra senza che queste vivano effettivamente di una costruzione narrativa definibile tale e in cui reference visive, camei e dissacrazione prendono il sopravvento su tutto il resto.

Bisogna scendere a patti, prima di approcciarsi alla visione di “Deadpool & Wolverine”, ma sono certo che, con tutti i difetti riscontrabili anche in quel caso, una volta accettato il tacito accordo col prodotto seguirà una delle visioni più divertenti ed esilaranti che l’MCU ci abbia mai regalato.

Deadpool è il principale mattatore, ma a farla da padrone (almeno per quanto mi riguarda) è il Wolverine di Hugh Jackman, che dopo aver dato il proprio addio al personaggio con “Logan” torna a rivestire i panni del canadese artigliato con una delle sue incarnazioni cinematografiche più riuscite di sempre e che non denigra l’occasione di regalare anche qualche momento distensivo e “tragico” in un marasma di punchlines e risate scroscianti; e in tutto questo devo ammettere che anche Shawn Levy (Free Guy, Real Steel, The Adam Project) svolge il suo onestissimo lavoro dietro la macchina da presa, confezionando alcune sequenze action davvero ispirate e dimostrando nuovamente di avere la giusta dimestichezza nell’interfacciarsi con blockbuster di un certo tipo, oltre che una palpabile sincronia coi due protagonisti coi quali già aveva lavorato in precedenza.

Da molti è stato definito uno “SpiderMan No Way Home 2.0” senza accorgersi che, con le dovute differenze, tanto in termini concettuali quanto in termini qualitativi, “Deadpool & Wolverine” è quanto di più paragonabile a “Matrix Resurrection” un opera che fa della metanarrazione il proprio marchio di fabbrica e che ha come intento principale quello di lanciare un messaggio provocatorio ben preciso: qui un ammissione di colpe per non aver gestito al meglio uno dei franchise più redditizi e amati dal pubblico, lì per denunciare tendenze cinematografiche che negli ultimi anni hanno abbassato drasticamente il setting qualitativo dei prodotti usciti in sala, qui trattato ironicamente e in modo furbo (e a tratti ruffiano), li con una dose di serietà massiccia e con la consapevolezza di andare incontro ad un suicidio commerciale annunciato.

“Deadpool & Wolverine” è eccesso (forse anche troppo) è scorrettezza e rappresenta a conti fatti un nuovo punto di partenza, che tutti ci auspichiamo possa risollevare le sorti di un universo narrativo ormai in fase di decadimento, anche se, a dirla tutta, non so quanto questo possa rappresentare una certezza a tutto tondo, quanto piuttosto un desiderio fondato (per citare il film).

I più cinici diranno che non è cinema e per certi versi, per quanto abbia apprezzato il film pur riconoscendone i difetti, non mi sento neanche di biasimarli più di tanto, ma se qualcuno dovesse mai pormi di fronte all’annosa domanda “pensi che Deadpool & Wolverine sia un prodotto cinematografico valido?” Probabilmente risponderei “forse no, ma è senza alcun dubbio una delle giostre più divertenti su cui sia mai salito!”

E perdio, qualcuno regali un Dogpool ad ognuno di noi.

Jackie Soprano


Classe 1996 (esattamente come Scream) cresciuto col trauma per la morte di Mufasa, la profonda ammirazione verso i gangster scorsesiani e l’amore viscerale nei confronti delle femme fatale di hitchcockiana memoria. Amante della settima arte in ogni sua singola declinazione, dalle pietre miliari del cinema classico alle produzioni di largo consumo. Ricorderemo il mondo attraverso il cinema, diceva Bertolucci… come dargli torto, in fin dei conti?

Classe 1996 (esattamente come Scream) cresciuto col trauma per la morte di Mufasa, la profonda ammirazione verso i gangster scorsesiani e l’amore viscerale nei confronti delle femme fatale di hitchcockiana memoria. Amante della settima arte in ogni sua singola declinazione, dalle pietre miliari del cinema classico alle produzioni di largo consumo. Ricorderemo il mondo attraverso il cinema, diceva Bertolucci… come dargli torto, in fin dei conti?


Post suggeriti