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Oceania 2 – Dana Ledoux Miller, Jason Hand, David Derrick Jr.

A distanza di otto anni dal primo capitolo di quella che probabilmente diventerà una saga, torna sui grandi schermi Oceania 2.

Vaiana, insieme a nuovi volti e vecchie conoscenze, si ritrova ancora una volta a solcare i mari alla scoperta di terre e misteri.

Lo studio americano riesce ancora una volta a sorprendere tutti: non era facile riuscire a sbagliare un altro classico dopo il precendente e fallimentare Wish, eppure. Non che Oceania 2 sia completamente da buttare, anzi, il comparto tecnico è tutto di altissimo livello: l’animazione, per quanto lo stile non sia originale o innovativo, riesce a creare scene e sequenze mozzafiato, con un ottimo uso dei colori e dei movimenti di macchina; le canzoni con le rispettive coreografie funzionano, non risultano quasi mai memorabili, ma riescono comunque a divertire e a intrattenere; la regia appare ben ispirata, con movimenti di macchina ben eseguiti e una particolare ricerca di inquadrature evocative ed emozionanti.

Il vero problema riguarda tutto ciò che concerne la storia, perchè la sensazione di déjà-vu è frequente e a tratti quasi nauseante. Infatti, viene ripercorsa quasi tutta la trama del primo film, ma in una versione peggiorata: il cammino della nostra eroina avviene in maniera abbastanza scialba e inconcludente; i nuovi personaggi sono mal caratterizzati e gestiti disordinamente – a volte funzionano, altre volte vorresti vederli affogare nell’oceano; il villain è mosso da motivi apparentemente futili e non riesce mai a essere convincente e, quindi, a svolgere il suo lavoro di cattivo; lo stesso arrivo di Maui risulta estremamente forzato ed assolutamente non necessario all’interno dell’economia del film.

Scegliere di non diversificare questo secondo capitolo, ma in qualche modo di riutilizzare lo stesso stilema del primo, è un’operazione suicida. È vero che lo spettatore non dovrebbe fare dei paragoni o dei parallelismi, ma se ciò che ci si trova davanti è un film identico al primo della saga, ci si sente presi in giro… ed è un peccato, perché le connessioni con la natura e il popolo di Motu Nui sono meravigliose: questa incredibile convivenza tra passato e futuro, vecchie tradizioni e nuove abitudini è veramente affascinante. Insomma, il potenziale era enorme, ma non è stato sfruttato.

Oceania 2 resta comunque una pellicola intrattenente, ma purtroppo non riesce a convincere al 100%, lasciando lo spettatore amareggiato, consapevole che avrebbe potuto assistere davvero a un classico con la “C” maiuscola, ma che così non è stato.

Gianmatteo Diprima

A distanza di otto anni dal primo capitolo di quella che probabilmente diventerà una saga, torna sui grandi schermi Oceania 2.

Vaiana, insieme a nuovi volti e vecchie conoscenze, si ritrova ancora una volta a solcare i mari alla scoperta di terre e misteri.

Lo studio americano riesce ancora una volta a sorprendere tutti: non era facile riuscire a sbagliare un altro classico dopo il precendente e fallimentare Wish, eppure. Non che Oceania 2 sia completamente da buttare, anzi, il comparto tecnico è tutto di altissimo livello: l’animazione, per quanto lo stile non sia originale o innovativo, riesce a creare scene e sequenze mozzafiato, con un ottimo uso dei colori e dei movimenti di macchina; le canzoni con le rispettive coreografie funzionano, non risultano quasi mai memorabili, ma riescono comunque a divertire e a intrattenere; la regia appare ben ispirata, con movimenti di macchina ben eseguiti e una particolare ricerca di inquadrature evocative ed emozionanti.

Il vero problema riguarda tutto ciò che concerne la storia, perchè la sensazione di déjà-vu è frequente e a tratti quasi nauseante. Infatti, viene ripercorsa quasi tutta la trama del primo film, ma in una versione peggiorata: il cammino della nostra eroina avviene in maniera abbastanza scialba e inconcludente; i nuovi personaggi sono mal caratterizzati e gestiti disordinamente – a volte funzionano, altre volte vorresti vederli affogare nell’oceano; il villain è mosso da motivi apparentemente futili e non riesce mai a essere convincente e, quindi, a svolgere il suo lavoro di cattivo; lo stesso arrivo di Maui risulta estremamente forzato ed assolutamente non necessario all’interno dell’economia del film.

Scegliere di non diversificare questo secondo capitolo, ma in qualche modo di riutilizzare lo stesso stilema del primo, è un’operazione suicida. È vero che lo spettatore non dovrebbe fare dei paragoni o dei parallelismi, ma se ciò che ci si trova davanti è un film identico al primo della saga, ci si sente presi in giro… ed è un peccato, perché le connessioni con la natura e il popolo di Motu Nui sono meravigliose: questa incredibile convivenza tra passato e futuro, vecchie tradizioni e nuove abitudini è veramente affascinante. Insomma, il potenziale era enorme, ma non è stato sfruttato.

Oceania 2 resta comunque una pellicola intrattenente, ma purtroppo non riesce a convincere al 100%, lasciando lo spettatore amareggiato, consapevole che avrebbe potuto assistere davvero a un classico con la “C” maiuscola, ma che così non è stato.

Gianmatteo Diprima


Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.

Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.


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