Durante la pandemia il detective Benoit Blanc è in Grecia per risolvere un complicato mistero che coinvolge nuovi sospettati e un eccentrico miliardario
Una forma stratosferica, un’ironia ed una satira al passo coi tempi, una storia che non ricalca pedissequamente il primo film: questo è “Glass Onion – A Knives Out Mystery”. Rian Johnson rinnova quasi perfettamente ciò che di grandioso realizza nel primo film: da un soggetto molto semplice elabora una sceneggiatura pensata ed intrattenente, che riesce ad unire il genere del giallo di stampo classico (stile Agatha Christie per capirci) ad una critica sociale più moderna. Del primo mantiene la sua struttura appena citata, cambiando ovviamente il messaggio e l’ambientazione: il regista americano costruisce nella prima metà un mistery da manuale, tralasciando dettagli e seminandone altri per sviarci e per farci partecipare all’indagine dell’infallibile Benoit Blanc, mentre nella seconda ci racconta effettivamente cosa è successo, riempiendo i buchi lasciati nel primo atto. Il finale è molto simile a quello del primo capitolo, con un colpo di scena ed una rocambolesca conclusione.
Il prodotto non è comunque scevro di difetti, su tutti la sua natura fortemente satirica, che lo porta ad essere una vera e propria “cipolla di vetro”, molto bella si, ma vuota al suo interno. La critica è moderna, ma molto superficiale e per niente fusa alla sceneggiatura, cosa che nel primo invece accadeva.
Il nuovo film di Rian Johnson si può comunque considerare ampiamente riuscito, in linea con le aspettative e attento a non inciampare là dove avrebbe potuto.
Tommaso Malguzzi
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