Su un’ isola remota al largo della costa irlandese, Pádraic rimane sconvolto quando il suo compagno Colm interrompe improvvisamente la loro amicizia di una vita. Si propone così di riparare il rapporto con ogni mezzo necessario.
Con “Gli spiriti dell’isola” McDonagh riporta in scena uno dei suoi temi più cari – quello della vendetta – attraverso una storia sensibilmente surreale eppure profondamente pragmatica. Il conflitto tra i due amici apre una finestra sull’imprevedibilità dell’uomo immerso in un contesto stereotipico come quello del paese. Il pub, luogo di ritrovo nevralgico del villaggio, diviene il centro dei contrasti dei protagonisti, mentre parallelamente al conflitto tra Colm e Pádraic si combatte la guerra civile irlandese nell’entroterra.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico ci troviamo di fronte ad una pellicola formalmente ammirevole, regia e fotografia sono infatti impeccabili, in particolare quest’ultima rende in maniera incredibile i paesaggi irlandesi; il montaggio azzecca perfettamente i tempi, riuscendo particolarmente nei momenti caldi del film.
L’unica nota di demerito che si può ravvisare riguarda il conflitto tra i due protagonisti. Se infatti i comprimari Colin Farrell e Brendan Gleeson (in particolare il secondo) riescono a stimolare l’empatia dello spettatore nei confronti dei loro personaggi, è proprio la disputa alla base della sceneggiatura che non riesce ad avere il mordente necessario; anche se l’ammonimento destinato alla vacuità dei conflitti e alle motivazioni dalle quali gli stessi scaturiscono è palese, la modalità in cui tale tematica viene messa in scena potrebbe non piacere a tutti. In conclusione però, l’ultimo film di McDonagh riesce comunque a coinvolgere egregiamente lo spettatore all’interno delle particolari vite dei protagonisti.
Marco Panichella
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