Esistono due realtà: una è l’esistenza che conduciamo ogni giorno, l’altra è nascosta. Neo vuole scoprire la verità su Matrix, mondo virtuale elaborato al computer creato per tenere sotto controllo le persone. Morpheus potrebbe aiutarlo.
In un periodo storico come quello degli anni 90 in cui il cinema postmoderno la fa da padrone, ecco che l’evento cinematografico del 1999 non è “La minaccia fantasma” di George Lucas ma uno strano film diretto da un’altrettanta strana coppia di registe: Matrix. Il resto è storia.
Matrix esalta la forma dell’action movie, non solo tematicamente, ma anche con tecniche registiche innovative, come il famosissimo “bullet time”. Il film attinge dalla letteratura cyberpunk per adattarla ad un momento cruciale degli ultimi 25 anni, in cui il dibattito tra rete, realtà virtuale e alterazione della realtà è solo all’inizio.
In Matrix nulla è reale e Neo, il protagonista, lo realizza nel momento in cui una macchina (il suo PC) sembra quasi comandarlo, lo precede, prevedendo le sue gesta: macchina e corpo si uniscono concettualmente. Le sorelle Wachowski traggono ispirazione dal vangelo cristiano, dal pensiero filosofico orientale, in parte dalla scienza quantistica, la biologia molecolare, il movimento transumanista e le arti marziali, ma anche dal mito della caverna di Platone e soprattutto visivamente dal capolavoro di Mamoru Oshii, “Ghost in the Shell.”
Tommaso Malguzzi
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