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Il sol dell’avvenire – Nanni Moretti – 2023

Giovanni, affermato quanto disilluso regista, è alle prese con la realizzazione della sua ultima opera: una storia d’amore fra due esponenti del PCI durante la rivoluzione Ungherese del 1956. Giovanni si troverà, durante le riprese, a fronteggiare anche una inaspettata crisi coniugale.

“Il sol dell’avvenire” è, a tutti gli effetti, un ritorno di Nanni Moretti allo stile che lo ha consacrato. In alcuni momenti pare di assistere quasi ad un vero e proprio revival: citazionismo (e auto-citazionismo) calzante, balletti sgraziati, canzoni stonate, feroce critica alla società e allo star-system. Immancabile è anche la dimensione politica, presente nella pellicola con la messa in scena metacinematrografica del tragico evento della rivoluzione Ungherese: detto evento, che ebbe fortissime ripercussioni internamente al PCI, rappresenta un vero e proprio specchio di quelle che sono le contraddizioni della politique politicienne, incarnata in questo caso da un pimpante Silvio Orlando. Gli anni, tuttavia, si fanno sentire, ed hanno portato Nanni ad essere un po’ più stanco e disilluso: la tagliente ironia tipica del regista, infatti, in diversi momenti risulta malinconica e sottolinea ancor di più l’estraneità dell’autore a determinate logiche contemporanee. Giovanni, come in passato Michele Apicella, è maschera delle più intime convinzioni di Moretti, e il suo muoversi con testardaggine ma lentezza sulla scena non può non richiamare a quelli che sono gli stati d’animo del regista stesso. Molto interessante la felliniana parte finale, allusiva, sorniona e commovente, che risulta essere coerente rafforzamento di quanto visto nel corso della pellicola.

Roberto Vitacolonna

Giovanni, affermato quanto disilluso regista, è alle prese con la realizzazione della sua ultima opera: una storia d’amore fra due esponenti del PCI durante la rivoluzione Ungherese del 1956. Giovanni si troverà, durante le riprese, a fronteggiare anche una inaspettata crisi coniugale.

“Il sol dell’avvenire” è, a tutti gli effetti, un ritorno di Nanni Moretti allo stile che lo ha consacrato. In alcuni momenti pare di assistere quasi ad un vero e proprio revival: citazionismo (e auto-citazionismo) calzante, balletti sgraziati, canzoni stonate, feroce critica alla società e allo star-system. Immancabile è anche la dimensione politica, presente nella pellicola con la messa in scena metacinematrografica del tragico evento della rivoluzione Ungherese: detto evento, che ebbe fortissime ripercussioni internamente al PCI, rappresenta un vero e proprio specchio di quelle che sono le contraddizioni della politique politicienne, incarnata in questo caso da un pimpante Silvio Orlando. Gli anni, tuttavia, si fanno sentire, ed hanno portato Nanni ad essere un po’ più stanco e disilluso: la tagliente ironia tipica del regista, infatti, in diversi momenti risulta malinconica e sottolinea ancor di più l’estraneità dell’autore a determinate logiche contemporanee. Giovanni, come in passato Michele Apicella, è maschera delle più intime convinzioni di Moretti, e il suo muoversi con testardaggine ma lentezza sulla scena non può non richiamare a quelli che sono gli stati d’animo del regista stesso. Molto interessante la felliniana parte finale, allusiva, sorniona e commovente, che risulta essere coerente rafforzamento di quanto visto nel corso della pellicola.

Roberto Vitacolonna


Biografia Roberto Vitacolonna

Biografia Roberto Vitacolonna


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