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Il ragazzo e l’airone – Hayao Miyazaki

A dieci anni esatti da quello che sarebbe dovuto essere il suo ultimo film (“Si alza il vento”), Miyazaki torna nelle sale cinematografiche con la sua nuova pellicola “Il ragazzo e l’airone”.

L’inizio della storia viene sancito da un’incontro su cui poi verrà sviluppata l’intera trama, ovvero quello tra Mahito e un airone celerino.

Ci troviamo di fronte ad un’opera complessa, stratificata ed estremamente ermetica. Miyazaki anima e dirige quella che di fatto è la sua autobiografia, impreziosita da colori e scene veramente da pelle d’oca.

Sin dalle prime immagine sono evidenti due cose: la prima è senza ombra di dubbio il comparto tecnico: animazioni, sonoro, regia convivono ed interagiscono perfettamente fra di loro, dando allo spettatore una scarica di stimoli senza eguali. Infatti, per quanto la mano del Maestro si veda in tutto, il film riesce comunque ad essere un’entità a sé, distaccandosi dalle opere precedenti. Colpisce il volo dell’airone, reso come se fosse un aereo, veicolo tanto caro al regista; colpiscono i nuovi “esserini” che si destreggiano leggeri sullo sfondo; colpisce la quantità di volatili che appaiono a schermo, mentre si apprestano ad innalzarsi in cielo.

La seconda cosa che si intuisce fin da subito è che il film manchi di un filo conduttore che cerchi di dare una continuità alla storia: le scene sembrano dirette, animate e montate fra di loro come se fossero dei piccoli cortometraggi, complice sicuramente la produzione estenuante che ha avuto il film. Si cerca di interpretare e dare significato quando magari non c’è, o se c’è, è palese solo al regista, il che rende tutto un po’ troppo claudicante e smorza molto il ritmo.

Il film non è quindi esente da difetti, ma ciò non toglie che sia un’opera visivamente incredibile, capace di trasmettere quell’emozione che solo Miyazaki sa dare.

Gianmatteo Diprima

A dieci anni esatti da quello che sarebbe dovuto essere il suo ultimo film (“Si alza il vento”), Miyazaki torna nelle sale cinematografiche con la sua nuova pellicola “Il ragazzo e l’airone”.

L’inizio della storia viene sancito da un’incontro su cui poi verrà sviluppata l’intera trama, ovvero quello tra Mahito e un airone celerino.

Ci troviamo di fronte ad un’opera complessa, stratificata ed estremamente ermetica. Miyazaki anima e dirige quella che di fatto è la sua autobiografia, impreziosita da colori e scene veramente da pelle d’oca.

Sin dalle prime immagine sono evidenti due cose: la prima è senza ombra di dubbio il comparto tecnico: animazioni, sonoro, regia convivono ed interagiscono perfettamente fra di loro, dando allo spettatore una scarica di stimoli senza eguali. Infatti, per quanto la mano del Maestro si veda in tutto, il film riesce comunque ad essere un’entità a sé, distaccandosi dalle opere precedenti. Colpisce il volo dell’airone, reso come se fosse un aereo, veicolo tanto caro al regista; colpiscono i nuovi “esserini” che si destreggiano leggeri sullo sfondo; colpisce la quantità di volatili che appaiono a schermo, mentre si apprestano ad innalzarsi in cielo.

La seconda cosa che si intuisce fin da subito è che il film manchi di un filo conduttore che cerchi di dare una continuità alla storia: le scene sembrano dirette, animate e montate fra di loro come se fossero dei piccoli cortometraggi, complice sicuramente la produzione estenuante che ha avuto il film. Si cerca di interpretare e dare significato quando magari non c’è, o se c’è, è palese solo al regista, il che rende tutto un po’ troppo claudicante e smorza molto il ritmo.

Il film non è quindi esente da difetti, ma ciò non toglie che sia un’opera visivamente incredibile, capace di trasmettere quell’emozione che solo Miyazaki sa dare.

Gianmatteo Diprima


Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.

Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.


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