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Queer – Luca Guadagnino

“Queer”, l’ultima fatica di Luca Guadagnino, esplora le vicende di Mr. Lee, un personaggio interpretato in maniera impeccabile da Daniel Craig, che si infatua di un giovane ragazzo nel Messico degli anni ’50. Diviso in tre capitoli e un epilogo, il film è un viaggio sensoriale che combina immagini eteree e sonorità avvolgenti, offrendo un’esperienza che evolve in modo imprevedibile man mano che la narrazione avanza.

Il primo capitolo si concentra sul mondo interiore del protagonista, esplorando la sua relazione con sé stesso e con l’ambiente circostante. L’amore, qui, diventa un mezzo per raccontare non solo l’ossessione, ma anche la solitudine e la paura dell’abbandono. Guadagnino crea un contrasto suggestivo tra il reale e l’onirico, dipingendo un mondo visivamente ipnotico che non smette di sorprendere.

Nonostante la forza emotiva e intellettuale del film, la frammentazione narrativa tra i capitoli crea una certa discontinuità. Mentre il primo atto è strutturato con precisione, gli altri due perdono in coesione, rallentando il ritmo. Tuttavia, questa frammentazione spinge lo spettatore a riflettere su ciò che vede, permettendogli di interrogarsi su questioni più profonde legate alla propria identità e alle proprie esperienze.

“Queer” è un film che scuote, lasciando segni profondi sia sul piano emozionale che intellettuale. La sessualità è trattata come un elemento unico e fondamentale dell’essere umano, con tutte le sue sfumature. Sebbene non privo di difetti, il film brilla grazie alla straordinaria interpretazione di Daniel Craig, capace di elevare ogni scena e dare profondità a ogni dialogo. In definitiva, “Queer” è un’opera ambiziosa, complessa e capace di sollevare interrogativi a cui non sempre si può dare una risposta definitiva, ma che lascia una traccia indelebile nello spettatore.

Gianmatteo Diprima

“Queer”, l’ultima fatica di Luca Guadagnino, esplora le vicende di Mr. Lee, un personaggio interpretato in maniera impeccabile da Daniel Craig, che si infatua di un giovane ragazzo nel Messico degli anni ’50. Diviso in tre capitoli e un epilogo, il film è un viaggio sensoriale che combina immagini eteree e sonorità avvolgenti, offrendo un’esperienza che evolve in modo imprevedibile man mano che la narrazione avanza.

Il primo capitolo si concentra sul mondo interiore del protagonista, esplorando la sua relazione con sé stesso e con l’ambiente circostante. L’amore, qui, diventa un mezzo per raccontare non solo l’ossessione, ma anche la solitudine e la paura dell’abbandono. Guadagnino crea un contrasto suggestivo tra il reale e l’onirico, dipingendo un mondo visivamente ipnotico che non smette di sorprendere.

Nonostante la forza emotiva e intellettuale del film, la frammentazione narrativa tra i capitoli crea una certa discontinuità. Mentre il primo atto è strutturato con precisione, gli altri due perdono in coesione, rallentando il ritmo. Tuttavia, questa frammentazione spinge lo spettatore a riflettere su ciò che vede, permettendogli di interrogarsi su questioni più profonde legate alla propria identità e alle proprie esperienze.

“Queer” è un film che scuote, lasciando segni profondi sia sul piano emozionale che intellettuale. La sessualità è trattata come un elemento unico e fondamentale dell’essere umano, con tutte le sue sfumature. Sebbene non privo di difetti, il film brilla grazie alla straordinaria interpretazione di Daniel Craig, capace di elevare ogni scena e dare profondità a ogni dialogo. In definitiva, “Queer” è un’opera ambiziosa, complessa e capace di sollevare interrogativi a cui non sempre si può dare una risposta definitiva, ma che lascia una traccia indelebile nello spettatore.

Gianmatteo Diprima


Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.

Mi chiamo Gianmatteo Diprima, nella vita faccio tutt’altro e soprattutto non ho mai studiato cinema in maniera specifica. Sono la prova lampante che per parlare di film puoi anche non capirci una mazza, ma basta esserne appassionati ed avere un minimo di senso critico. Odio la retorica, chi non si mette mai in discussione ma soprattutto chi non argomenta le proprie tesi. Adoro i cartoni animati in ogni loro forma e trovo che l’animazione sia il metodo migliore per fare cinema. Miyazaki è il mio regista preferito nonché uno dei registi più importanti e influenti del ventesimo secolo. Discutere un maniera genuina trovo sia la droga migliore di tutte. Peace.


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