Diciamoci la verità: sin dai tempi dell’annuncio e guardando il materiale promozionale quanti di noi avrebbero realmente scommesso sulla vittoria di Wicked? Salvo alcune eccezioni direi pochissimi (me compreso) ma per fortuna la pellicola di Jon M.Chu è stata perfettamente in grado di prendere tutti in contropiede, regalando al pubblico quello che possiamo considerare senza ulteriori indugi uno dei migliori blockbuster dell’anno.
Ma partiamo con calma tessendo in primis le lodi dello stesso regista: Jon M.Chu.
G.I Joe Step Up 2, Step Up 3, insomma, i precedenti lavori del cineasta americano non lasciavano certo sperare in qualcosa di qualitativamente accettabile e invece, a dispetto di quelli che potevano essere timori ben più che fondati, sovverte il pregiudizio comune realizzando un opera che concentra la quasi totalità dei propri aspetti più convincenti proprio nella regia e nella messa in scena.
Lo sguardo della macchina da presa è roboante, virtuoso, in grado di esaltare le splendide coreografie delle canzoni con alcune soluzioni ispirate ed ingegnose e al tempo stesso di catalizzare le emozioni nei momenti più sobri e distensivi, sostenuto da una messa in scena rigogliosa e colorata che non da mai l’impressione di risultare fastidiosa, arricchendo invece l’inquadratura in una consecutio estetica sempre di altissimo livello.
Wicked, che attinge da uno degli spettacoli teatrali più famosi di sempre e che attingeva a sua volta dall’ancor più famoso romanzo uscito nel 1995, è un prequel del Mago di Oz che ci narra la genesi della perfida strega dell’Ovest, qui portata in scena in modo magistrale dalla candidata al premio Oscar (e sulla questione Oscar ci torneremo più avanti) Cynthia Erivo, che buca lo schermo con una performance emotivamente impattante coadiuvata ad una scrittura del personaggio che conferisce al carattere una tridimensionalità francamente inaspettata, esaltata a sua volta dal rapporto amichevole/confittuale che instaura con la straordinaria Glinda, un Ariana Grande deliziosa, oltre che bravissima, e potenzialmente iconica all’interno del circuito del cinema pop contemporaneo.
La pellicola di Chu è una potentissima riflessione sulla discriminazione, sull’accettazione del diverso, tutti tempi già ampiamente affrontati in miriadi di progetti, anche e sopratutto in quelli più autoriali, per carità, ma che fanno breccia nello spettatore grazie ad una scrittura puntuale che nel suo essere non fastidiosamente didascalica riesce a trattare gli argomenti in maniera spontanea ed elegante, concentrando la propria forza nella componente emotiva, che cresce sempre di più attraverso una costruzione del climax gestita egregiamente di minuto in minuto.
Pensate ciò che volete ma vedere nel 2024 un film indirizzato per lo più ad un target anagrafico “basso” che mette in scena la creazione di un nemico comune da parte del potere politico costituito, che diventa a tutti gli effetti la controparte negativa del personaggio che dovrebbe essere il villain della storia, non è una cosa così tanto scontata, sopratutto in virtù del contesto sociale in cui viviamo e del panorama cinematografico moderno in cui i così detti “cattivi” sono in realtà proto antieroi da comprendere e con cui entrare furbamente in empatia.
A dimostrazione di quanto detto sappiate soltanto che all’interno del film troviamo probabilmente una delle sequenze più belle uscite al cinema quest’anno (per chi ha già visto il film: scena di ballo silenziosa alla festa della scuola) e che racchiude in senso stretto tutta la forza e la delicatezza che risiedono nell’animo del progetto.
Wicked, dalla sua, è estremamente abile nel rendersi digeribile tanto al proprio pubblico di riferimento al quale si rivolge in primis, quanto al casual watcher, grazie a, come dicevamo poc’anzi, una confezione meramente superficiale appagante e ad un modo di narrare che lo rende profondamente disneyano da una parte e la sua perfetta antitesi/parodia dall’altra, con un utilizzo della componente ironica e satirica inaspettatamente cinica e pungente.
Dura forse un po troppo, anzi, dura troppo, punto (abbiate pazienza ma 2 ore e 40 è una scelta di minutaggio a dir poco troppo generosa) ma mentirei se dicessi che questo abbia compromesso la fruibilità del prodotto, che nonostante lasci percepire l’ingente quantità di tempo che si prende a disposizione, non annoia mai e scorre piacevolmente; ogni tanto è forse un po troppo scolastico nell’impartire alcuni insegnamenti e non tutte le canzoni e fidatevi, sono davvero tante, colpisconosempre nel segno, fatta eccezione per le coreografie all’interno delle quali sono inserite che risultano invece sempre efficaci e soddisfacenti.
Il fantasy finalmente, dopo una sequela di titoli che nel corso degli anni hanno provato ad imporsi nell’immaginario di genere con scarsi risultati, ritorna a respirare a pieni polmoni, con una pellicola che trasuda inventiva in ogni sequenza che viene proposta, calando lo spettatore all’interno di un roster narrativo e scenografico in cui l’aspetto magico torna ad esercitare quel fascino che probabilmente, non sentivamo più in sala dai tempi di Harry Potter.
Preparatevi ad una valanga di Oscar, quantomeno per quel che concerne le categorie tecniche e preparatevi a trovarvi d’accordo con ogni eventuale candidatura (o vittoria); guardando il film la sensazione di trovarsi di fronte ad un progetto realizzato con tutti i crismi e con tanto cuore difficilmente si scontrerà con le vostre aspettative, vincendo una delle principali sfide a cui il film steso si sottopone in prima persona.
Wicked, per concludere, non è soltanto un semplice blockbuster realizzato con lo specifico obiettivo di divorare il box office, nonostante in parte effettivamente (e giustamente) lo sia, ma la perfetta rappresentazione di un prodotto screditato aprioristicamente sulla base del pregiudizio, che vince e convince nello stupire lo spettatore sfidando tutte quelle congetture mentali di cui è stato bersaglio, creando un meraviglioso parallelismo tra realtà e finzione narrativa, in quella che diventa a tutti gli effetti una delle opere di maggior impatto che si siano viste negli ultimi anni per quel che concerne il cinema popolare.
Attendo trepidante la stagione dei premi per vedere cosa potrebbe succedere, nel mentre mi tengo caro il ricordo di questa visione e comincio il conto alla rovescia nell’attesa dell’arrivo in sala della seconda parte, nei confronti della quale nutro già un hype smisurato.
Ah si, il film in questione è una prima parte, ma ve lo dico soltanto ora alla fine della recensione… un po come fa il film in maniera molto scaltra.
Stefano Berta







