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Gli orsi non esistono – Jafar Panahi – 2022

“Gli orsi non esistono” di Jafar Panahi è l’intreccio di due vicende: quella di due attori, Reza e Bakhtiar, che cercano di scappare dall’Iran e quella di Panahi in prima persone, che si trova nel villaggio in cui è confinato, a scattare una foto compromettente.

“Gli orsi non esistono” di Jafar Panahi descrive la realtà di un paese complesso come l’Iran attraverso il meccanismo della verosimiglianza: le storie delle due coppie di amanti e del regista stesso si fondono in un intreccio in cui vicende reali e finzione cinematografica sono quasi indistinguibili. Il film eccelle proprio in questo, nel fare emergere attraverso la narrazione quelle che sono le contraddizioni delle tradizioni, spesso assimilabili a vere e proprie forme di superstizione e la viscosità di un sistema di potere che stringe le persone nella sua morsa, soffocandole poco a poco. L’atmosfera che si respira nel corso della pellicola è coerente con il lavoro di Panahi, regista fortemente inviso al regime iraniano, cui spesso è stato impedito di girare film, proprio in virtù del carattere fortemente critico che essi hanno nei confronti del regime di Teheran. Il regista, nello sviluppo degli accadimenti, sopporta con quieta forza ogni sorta di disturbo da parte degli abitanti del piccolo villaggio in cui soggiorna, i quali nascondono dietro una patina di falsa cortesia la loro diffidenza nei confronti di chi non appartiene alla loro minuscola comunità.

Le tematiche trattate non possono non far pensare ad un altro grandissimo regista iraniano, Abbas Kiarostami, ed in particolare al suo “Sotto gli ulivi”, film di cui lo stesso Panahi fu peraltro aiuto regista. Nonostante la piega che prenderanno gli eventi, il regista nasconde abilmente il significato dell’opera tutta in una delle scene più riuscite, poco prima della metà del film: per quanto la realtà sia difficile, non bisogna mai di smettere di provare a fare la propria parte per migliorarla.

Panahi, insomma, resiste, nonostante la scarsezza di mezzi, ed anzi la sublima: il lavoro che ne esce è encomiabile tanto da essere, per ora, uno dei migliori film dell’anno.

Roberto Vitacolonna

https://www.instagram.com/p/Cls3q-ettPj/?utm_source=ig_web_copy_link

“Gli orsi non esistono” di Jafar Panahi è l’intreccio di due vicende: quella di due attori, Reza e Bakhtiar, che cercano di scappare dall’Iran e quella di Panahi in prima persone, che si trova nel villaggio in cui è confinato, a scattare una foto compromettente.

“Gli orsi non esistono” di Jafar Panahi descrive la realtà di un paese complesso come l’Iran attraverso il meccanismo della verosimiglianza: le storie delle due coppie di amanti e del regista stesso si fondono in un intreccio in cui vicende reali e finzione cinematografica sono quasi indistinguibili. Il film eccelle proprio in questo, nel fare emergere attraverso la narrazione quelle che sono le contraddizioni delle tradizioni, spesso assimilabili a vere e proprie forme di superstizione e la viscosità di un sistema di potere che stringe le persone nella sua morsa, soffocandole poco a poco. L’atmosfera che si respira nel corso della pellicola è coerente con il lavoro di Panahi, regista fortemente inviso al regime iraniano, cui spesso è stato impedito di girare film, proprio in virtù del carattere fortemente critico che essi hanno nei confronti del regime di Teheran. Il regista, nello sviluppo degli accadimenti, sopporta con quieta forza ogni sorta di disturbo da parte degli abitanti del piccolo villaggio in cui soggiorna, i quali nascondono dietro una patina di falsa cortesia la loro diffidenza nei confronti di chi non appartiene alla loro minuscola comunità.

Le tematiche trattate non possono non far pensare ad un altro grandissimo regista iraniano, Abbas Kiarostami, ed in particolare al suo “Sotto gli ulivi”, film di cui lo stesso Panahi fu peraltro aiuto regista. Nonostante la piega che prenderanno gli eventi, il regista nasconde abilmente il significato dell’opera tutta in una delle scene più riuscite, poco prima della metà del film: per quanto la realtà sia difficile, non bisogna mai di smettere di provare a fare la propria parte per migliorarla.

Panahi, insomma, resiste, nonostante la scarsezza di mezzi, ed anzi la sublima: il lavoro che ne esce è encomiabile tanto da essere, per ora, uno dei migliori film dell’anno.

Roberto Vitacolonna

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Biografia Roberto Vitacolonna

Biografia Roberto Vitacolonna


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