La storia vera di Oskar Schindler, un industriale tedesco che salvò più di 1100 ebrei dalla barbarie dei campi di concentramento e di sterminio: egli, infatti, li fece lavorare nella propria fabbrica, riconvertendo la produzione pur di evitare che fossero deportati.
“Chiunque salva una vita, salva il mondo intero”: questa è la citazione del Talmud, incisa sull’anello che gli “Schindlerjuden” (“Gli Ebrei di Schindler”) donano allo stesso prima che le loro strade si dividono. La storia di Oskar, raccontata in questo toccante e maestoso film di Spielberg, non è quella di un Santo, di un puro per nascita, anzi: è una storia di redenzione, in cui l’uomo sceglie da che parte stare rinunciando a quella apparentemente più comoda per imboccare la via della giustizia, della rettitudine, della fratellanza. Oskar Schindler verrà dichiarato per le sue nobili e coraggiose azioni, un Giusto fra le Nazioni: un titolo di cui possono fregiarsi in pochi, pochissimi, e che racconta di come l’essere umano riesca, a volte, ad essere una creatura capace di atti genuinamente e profondamente coraggiosi e sinceri.
Spielberg riesce a narrare questa storia senza facili patetismi ma con grandissima umanità e sensibilità, regalando al pubblico una delle opere più importanti della storia del cinema sulla Shoah. Oltre al sapiente utilizzo del bianco e nero, spiccano le rare pennellate di colore che il regista americano dissemina qua e là, dal valore fortemente diegetico. Tutto il film risulta essere, nonostante la durata piuttosto corposa, estremamente coerente nella narrazione. Rimarchevoli anche le prove attoriali, in particolare quelle di Liam Neeson e di Ralph Fiennes. Il finale è da brividi: anche nei momenti più bui della Storia dell’Umanità, lo spirito dell’Uomo trova comunque una via per mostrare la propria dimensione positiva.
Roberto Vitacolonna
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