“Decision to leave” è la storia di un detective errante in costante balia dell’esistenza, avvilito dai fallimenti del passato e arreso alle ombre del futuro che trova rifugio e nuova vita in una donna ambigua e misteriosa.
Con “Decision To Leave” Park Chan-wook esplora la psiche dei personaggi attraverso un utilizzo chirurgico della regia che rappresenta probabilmente la vera protagonista di un racconto morboso, profondamente introspettivo ed estremamente simbolico che culmina in un finale esteticamente e concettualmente difficile da dimenticare, carico di una potenza espressiva davvero straordinaria.
Attraverso il suo stile e la sua poetica Park ci prende per mano e ci accompagna attraverso una storia che utilizza il thriller come pretesto per raccontare qualcosa di più profondo, più impalpabile dell’amore ma contestualmente più concreto della sofferenza, e per quanto complessivamente il risultato sia innegabilmente ottimo, ogni tanto la narrazione – e con lei tutto ciò che ne consegue – sembra smarrire la strada e quindi dimenticarsi di tutto il patrimonio emotivo accumulato fino a quel momento.
Niente comunque può davvero invalidare un prodotto fra i migliori dell’anno ma non tra i migliori di quello che si può definire tranquillamente uno dei più importanti registi del nostro tempo. La trilogia della vendetta, “Mademoiselle” e “Joint Security Area” sono lontani, ma “Decision To Leave” rimane un’opera d’assoluto valore artistico
Federico Cenni
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