“How to have sex” è il debutto alla regia della britannica Molly Manning Walker, che porta sul grande schermo una storia di formazione (sbagliata e forzata).
Il film segue le vicende delle tre giovani protagoniste adolescenti, Tara, Skye ed Em, durante il loro viaggio a Malia, con l’unico obiettivo di vivere una vacanza all’insegna del divertimento e del sesso. Delle tre ragazze, l’unica ancora sessualmente inesperta è Tara che dovrà dimostrarsi pronta a compiere questo “rito di passaggio”.
La Walker si sofferma sul tema della perdita della verginità e come questo evento sia vissuto ed affrontato dalla maggior parte degli adolescenti, con una foga ed una necessità a volte prematura e priva di reale volontà. Non c’è nessuna regola scritta o imposizione che prevede un dato tempo per dover affrontare la vita sessuale, è semplicemente una concezione sociale intrinseca e radicata nella nostra mente che fa sentire inadeguati e in imbarazzo.
Le tre ragazze rappresentano tre modi diversi di approcciarsi al sesso: Skye è la più spavalda e frivola, che vive il sesso come puro passatempo, ma questo suo atteggiamento nasconde molte insicurezze e fragilità; Em, invece, sembra aver già raggiunto una maturità ed una consapevolezza che la portano a vivere in maniera tranquilla il sesso; infine Tara, una ragazza che si sta approcciando alla vita sessuale, inizia a provare attrazione ed interesse, ma non è ancora realmente convinta di ciò che vuole, semplicemente il pensiero di “togliersi un peso” la fa sentire più parte della cerchia di persone che frequenta.
Il film dopo una mezzora cambia completamente registro e tono, diventa molto più cupo e riflessivo: persa la fatidica verginità, la vacanza si trasforma in un incubo per Tara, relegata in una condizione di disagio mentale e fisico, incapace di esternarlo con le amiche, per paura di essere criticata o giudicata.
È un film di corpi giovani e confusi, alla ricerca di piacere e nuove esperienze, dove tutto è divertente e giusto fino al momento in cui non si supera il confine della consensualità.
Tara diventa una vittima di violenza sessuale, dove un unico e semplice “si” in una determinata situazione, viene poi interpretato e considerato come un consenso generico per tutto ciò che subisce in seguito.
“How to have sex” è uno di quei prodotti dove la tecnica passa in secondo piano rispetto al messaggio e alla storia raccontata, ma è comunque da sottolineare la tendenza a concentrarsi su primi e primissimi piani o dettagli della giovane Tara, per creare un senso claustrofobico e far entrate lo spettatore nella pelle della protagonista.
Una prima prova della Walker molto interessante e sicuramente sempre molto attuale e in linea con i tempi.
Sara Cerullo







