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POSSIBLE LOVE – LEE CHANG-DONG

I tre più importanti registi coreani contemporanei (Bong Joon-ho con Parasite, Park Chan-wook con No Other Choice e Lee Chang-dong con questo monumentale Possible Love) immortalano la stessa identica condizione; tre opere perfettamente sovrapponibili e manifesti di una stratificazione sociale malata e condannante. 
Anche Lee Chang-dong spalleggia la classe operaia e ancora una volta ci mostra quanto e perché in Corea il ceto d’appartenenza sia fondamentalmente una sentenza, una dimensione catramosa alla quale non ci si può sottrarre, alla quale bisogna sottostare e dalla quale non esiste scampo.  
Se in Corea nasci operaio, muori operaio. 

Lee Chang-dong intreccia le vite di due coppie che conducono esistenze parallele e lontanissime fra loro: da un lato un operaio licenziato dalla fabbrica in cui lavora da tutta la vita (Ho-seok, interpretato da Sul Kyung-gu) e sua moglie (Mi-ok, interpretata da Jeon Do-yeon); dall’altro un’aspirante regista di documentari (Ye-ji, interpretata da Cho Yeo-jeong) e il suo abbiente marito (Sang-woo, interpretato da Zo In-sung). 

Le coppie si incrociano quando la regista intraprende un progetto documentaristico volto a raccontare le contraddizioni e le implicazioni alla base dei motivi che hanno portato l’azienda a licenziare in massa molti dei suoi lavoratori, fra cui Ho-seok. 

Figlio di una penna estremamente impegnata e consapevole come quella di Chang-dong, Possible love è cinema del reale nella sua forma più essenziale: quasi tre ore estremamente descrittive attraverso le quali il coreano ci introduce e ci insegna le giornate dei suoi protagonisti ricorrendo ad una regia dalla forte impronta documentaristica che enfatizza e sottolinea (anche indirettamente) ogni dettaglio utile a inspessire, appunto, la percezione della dimensione realistica.  

È anche e soprattutto con il pretesto del documentario di Ye-ji – che vedremo divenire forma predatoria della borghesia ai danni della classe lavoratrice – che si scivola gradualmente nel pieno delle vite proletarie assistendo a tutto ciò che contribuisce a renderle tali. Chang-dong ci costringe e vivere con loro i drammi di una condizione sfidante e asfittica che, come in Parasite e No other choice, non concede alcuna alternativa; e che finirà inevitabilmente per ricalcare ancora una volta le sostanziali differenze che contraddistinguono le vite delle due coppie. Se da una parte abbiamo un uomo disoccupato in lotta con l’alcolismo, dall’altra troviamo un ricco erede di famiglia che beve per piacere; da una parte un’impiegata intrappolata nella monotonia di una vita rigida e inflessibile, dall’altra una regista che quella vita tenta di documentarla con biasimevole leggerezza. 

Possible love non è solo un algido specchio sulla verticalità della società sudcoreana, il film di Lee Chang-dong è un’allegoria del flusso invisibile di meccanismi e cortocircuiti che sempre sfocerà nell’ineludibile lotta di classe. 

I tre più importanti registi coreani contemporanei (Bong Joon-ho con Parasite, Park Chan-wook con No Other Choice e Lee Chang-dong con questo monumentale Possible Love) immortalano la stessa identica condizione; tre opere perfettamente sovrapponibili e manifesti di una stratificazione sociale malata e condannante. 
Anche Lee Chang-dong spalleggia la classe operaia e ancora una volta ci mostra quanto e perché in Corea il ceto d’appartenenza sia fondamentalmente una sentenza, una dimensione catramosa alla quale non ci si può sottrarre, alla quale bisogna sottostare e dalla quale non esiste scampo.  
Se in Corea nasci operaio, muori operaio. 

Lee Chang-dong intreccia le vite di due coppie che conducono esistenze parallele e lontanissime fra loro: da un lato un operaio licenziato dalla fabbrica in cui lavora da tutta la vita (Ho-seok, interpretato da Sul Kyung-gu) e sua moglie (Mi-ok, interpretata da Jeon Do-yeon); dall’altro un’aspirante regista di documentari (Ye-ji, interpretata da Cho Yeo-jeong) e il suo abbiente marito (Sang-woo, interpretato da Zo In-sung). 

Le coppie si incrociano quando la regista intraprende un progetto documentaristico volto a raccontare le contraddizioni e le implicazioni alla base dei motivi che hanno portato l’azienda a licenziare in massa molti dei suoi lavoratori, fra cui Ho-seok. 

Figlio di una penna estremamente impegnata e consapevole come quella di Chang-dong, Possible love è cinema del reale nella sua forma più essenziale: quasi tre ore estremamente descrittive attraverso le quali il coreano ci introduce e ci insegna le giornate dei suoi protagonisti ricorrendo ad una regia dalla forte impronta documentaristica che enfatizza e sottolinea (anche indirettamente) ogni dettaglio utile a inspessire, appunto, la percezione della dimensione realistica.  

È anche e soprattutto con il pretesto del documentario di Ye-ji – che vedremo divenire forma predatoria della borghesia ai danni della classe lavoratrice – che si scivola gradualmente nel pieno delle vite proletarie assistendo a tutto ciò che contribuisce a renderle tali. Chang-dong ci costringe e vivere con loro i drammi di una condizione sfidante e asfittica che, come in Parasite e No other choice, non concede alcuna alternativa; e che finirà inevitabilmente per ricalcare ancora una volta le sostanziali differenze che contraddistinguono le vite delle due coppie. Se da una parte abbiamo un uomo disoccupato in lotta con l’alcolismo, dall’altra troviamo un ricco erede di famiglia che beve per piacere; da una parte un’impiegata intrappolata nella monotonia di una vita rigida e inflessibile, dall’altra una regista che quella vita tenta di documentarla con biasimevole leggerezza. 

Possible love non è solo un algido specchio sulla verticalità della società sudcoreana, il film di Lee Chang-dong è un’allegoria del flusso invisibile di meccanismi e cortocircuiti che sempre sfocerà nell’ineludibile lotta di classe. 


Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.

Sono Federico Cenni, fondatore di ReadyToRec, un capriccio senza futuro concentrato sul cinema e nato nel 2021 durante una serata di totale perdizione e rammarico. Solo che poi un futuro l’ha avuto. Mi sono diplomato alla Romeur Academy nel 2014 e ho studiato regia presso l’Action Academy nel 2021.
La passione per il cinema sboccia in giovane età, subito dopo essermi lasciato affascinare da Il Gigante Di Ferro, che coincide con la mia prima esperienza in sala e con il miglior film d’animazione mai partorito da mente umana.
Voglio trasformare questa passione in una realtà affermata attraverso ReadyToRec e tutti i suoi mirabili membri.


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