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Esterno notte – Marco Bellocchio – 2022

“Esterno Notte” narra i fatti di una delle pagine più buie della storia recente italiana: il rapimento e la morte del 5 volte Presidente del Consiglio, nonché presidente della DC, Aldo Moro. Il racconto dei 55 giorni di prigionia è affidato al punto di vista di vari personaggi, per un motivo o per un altro vicini al politico: Cossiga, il papa, la moglie e i suoi rapitori.

Il rapimento e, più in generale, la figura di Aldo Moro sono stati di ispirazione per diverse pellicole. Lo stesso Bellocchio, nel 2003 aveva realizzato “Buongiorno, notte”, una sua rilettura della vicenda. Con questa nuova, ambiziosa, opera il regista emiliano si pone l’obiettivo di comporre un affresco collettivo e, al tempo stesso, estremamente personale ed intimo, di quella che rimane una delle ferite più profonde dello Stato italiano ed una delle pagine più torbide della Repubblica. I personaggi che si muovono in scena non sono come nello stile del regista, blocchi monolitici di marmo: Bellocchio cesella le personalità di tutti i protagonisti con maestria e fine sagacia. Come un pittore, il regista lavora sui chiaroscuri, evitando facili sentimentalismi e qualsiasi forma di retorica: l’obiettivo della pellicola, infatti, è quello di creare interrogativi nello spettatore, di instillare nella sua mente il dubbio sull’effettivo andamento della vicenda. Non vi sono nè santi nè eroi: tutti hanno le loro responsabilità, e per certi versi quasi tutti risultano essere impotenti dinanzi ad una valanga di accadimenti che, una volta messa in moto è impossibile fermare. Dal punto di vista tecnico la pellicola risulta di ottimo livello: spicca su tutto la regia meticolosa di Bellocchio, che riesce nel difficile tentativo di coniugare realtà e immaginazione, realtà storica e introspezione.

Il cinema italiano non è morto, e pellicole come questa lo dimostrano ampiamente.

Roberto Vitacolonna

https://www.instagram.com/p/ClSmjrIN6Sg/?utm_source=ig_web_copy_link

“Esterno Notte” narra i fatti di una delle pagine più buie della storia recente italiana: il rapimento e la morte del 5 volte Presidente del Consiglio, nonché presidente della DC, Aldo Moro. Il racconto dei 55 giorni di prigionia è affidato al punto di vista di vari personaggi, per un motivo o per un altro vicini al politico: Cossiga, il papa, la moglie e i suoi rapitori.

Il rapimento e, più in generale, la figura di Aldo Moro sono stati di ispirazione per diverse pellicole. Lo stesso Bellocchio, nel 2003 aveva realizzato “Buongiorno, notte”, una sua rilettura della vicenda. Con questa nuova, ambiziosa, opera il regista emiliano si pone l’obiettivo di comporre un affresco collettivo e, al tempo stesso, estremamente personale ed intimo, di quella che rimane una delle ferite più profonde dello Stato italiano ed una delle pagine più torbide della Repubblica. I personaggi che si muovono in scena non sono come nello stile del regista, blocchi monolitici di marmo: Bellocchio cesella le personalità di tutti i protagonisti con maestria e fine sagacia. Come un pittore, il regista lavora sui chiaroscuri, evitando facili sentimentalismi e qualsiasi forma di retorica: l’obiettivo della pellicola, infatti, è quello di creare interrogativi nello spettatore, di instillare nella sua mente il dubbio sull’effettivo andamento della vicenda. Non vi sono nè santi nè eroi: tutti hanno le loro responsabilità, e per certi versi quasi tutti risultano essere impotenti dinanzi ad una valanga di accadimenti che, una volta messa in moto è impossibile fermare. Dal punto di vista tecnico la pellicola risulta di ottimo livello: spicca su tutto la regia meticolosa di Bellocchio, che riesce nel difficile tentativo di coniugare realtà e immaginazione, realtà storica e introspezione.

Il cinema italiano non è morto, e pellicole come questa lo dimostrano ampiamente.

Roberto Vitacolonna

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Biografia Roberto Vitacolonna

Biografia Roberto Vitacolonna


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